Il profumo dei gelsomini in fiore e le melodie musicali della cetra kanun, il richiamo del muezzin dalla moschea, all'ora della preghiera, e il colorato caos del souk, i dromedari e i cavalli, il mare cristallino dalle mille sfumature di azzurro e chilometri di spiagge bianche che sconfinano nel deserto. Benvenuti nell'isola di Djerba, in Tunisia, i "Caraibi" del Maghreb a meno di 2 ore di volo diretto da Milano e da Roma, via Monastir. Nota negli anni Novanta come "Djerba la Douce" (complice il clima mite per gran parte dell'anno), l'isola dolce da qualche anno sta tornando a vivere un grande ritorno di affluenza turistica, e dal 2023 è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, riconoscimento che premia la straordinaria convivenza tra culture, religioni e tradizioni che da secoli caratterizza questo territorio.

Proprio sulle coste di questa che veniva definita l'isola del Loto (terra dei Lotofagi), l'Odissea narra che approdò Ulisse. Djerba è la destinazione dove i contrasti diventano realtà: moschea e sinagoga vivono in simbiosi a Houmt Souk, la capitale amministrativa, il cui nome in arabo significa "città mercato", e i lussuosi resort faraonici sul mare hanno come contraltare, sulla costa e nell'entroterra, i semplici villaggi della popolazione locale con le tipiche "menzel", le abitazioni bianche a cupola, veri e propri complessi rurali autosufficienti progettati per proteggersi dal caldo.