HomePratoCronacaMaturità, prof troppo severi? Lettera di 378 docenti: "E’ un esame, non una festa"Se l’obiettivo fosse evitare ai ragazzi "amaro in bocca" e lasciare "ricordi positivi" bisognerebbe ripensare il sistema delle valutazioni, a partire dai concorsi pubblici. No all’idea che una valutazione rigorosa possa essere definita "diseducativa".I ragazzi affrontano la prima prova scritta di Maturità (Foto d’archivio)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciNon si placa la polemica sulla Maturità. Dopo la lettera aperta con cui il dirigente scolastico dell’Istituto Marconi di Prato, Paolo Cipriani, e la docente Miriam Pierozzi hanno denunciato casi di valutazioni "mortificanti", parlando di commissari "carnefici degli studenti", "egocentrismi", "vendette" e "faide tra scuole", arriva ora la risposta di una parte del mondo della scuola.
Sono 378 i docenti che hanno sottoscritto una lettera, promossa dal professor Enrico Rebuffat del liceo Galileo-Michelangiolo di Firenze insieme al gruppo Il Gessetto, per contestare le affermazioni del dirigente pratese e ribadire quale debba essere, a loro avviso, il vero significato della Maturità. I firmatari prendono intanto le distanze dalle espressioni utilizzate dal preside nei confronti dei commissari. "Non entriamo nel merito dei giudizi denigratori sui colleghi commissari d’esame – scrivono – se non per rilevare che, a parti invertite, il rischio di un procedimento disciplinare o ispettivo sarebbe altissimo". Ma il punto centrale della replica riguarda la funzione stessa della Maturità. I professori contestano la tesi sostenuta da Cipriani, secondo cui il voto finale dovrebbe essere "in media o leggermente superiore ai crediti accumulati nei cinque anni". Una posizione che, secondo i professori, finirebbe per svuotare il senso dell’esame conclusivo.






