«Non sono una ceramista, ma un’artista», ha sorriso Onka Allmayer-Beck, zigzagando tra le creazioni che ingombrano ogni angolo del suo laboratorio, e chiedendo agli ospiti di fare altrettanto. Le sue ceramiche sembrano vive, e non ci si aspetterebbe di vederle, per cena, sui tavoli dei maggiori ristoranti gastronomici tra l’Austria e la Svizzera. Eppure, la mise en place non è più da tempo una questione di galateo, oggi assorbe linguaggi e ossessioni del presente, trasformando la tavola in uno spazio di ricerca, dove il gusto si manifesta attraverso una sbalorditiva scenografia.

Siamo a Börseviertel, grätzel giovanile nel primo distretto di Vienna, dove si alternano caffetterie in stile nordico (ce n’è una a pochi metri), negozi di design, e – proseguendo verso nord – le icone della capitale imperiale, non ultimo il Museo di Sissi. Non ci si aspetterebbe, in una razionale organizzazione dello spazio urbano, una siffatta mescolanza di stili, ma è anche questo il bello della città austriaca, e dei suoi quartieri.

Non c’è da stupirsi che Allmayer-Beck, dopo aver girovagato tra le maggiori città europee, sia tornata a casa. Completato il percorso in Fashion Design al Central Saint Martins College di Londra, si è poi trasferita a Milano, dove è rimasta dodici anni, lavorando come designer nel reparto calzature al fianco dello stilista Giorgio Armani. «È un settore che si muove molto velocemente, perché tutto è moda. Un anno in maison vale il triplo, forse il quadruplo», ha spiegato l’artista. Non c’è tempo per sbagliare, nella moda, ed è forse questo ciò che le è mancato di più in quegli anni, la libertà di poter commettere degli errori. L’errore è prolifico dal punto di vista creativo, ed è proprio attraverso esso che Allmayer-Beck capisce quale scultura si adatti meglio al gusto di uno chef.