Non bastava la pessima riforma della legge sulla tutela della fauna (legge 157/1992) destinata a creare una totale deregolamentazione venatoria. Il Governo infligge un altro duro colpo alla natura italiana, questa volta accanendosi contro le aree naturali protette dello Stato, un sistema fatto da 27 parchi nazionali, 30 aree marine protette e 147 riserve naturali statali.

In pratica, si tagliano i fondi a tutte le aree naturali protette di competenza statale perché il Ministero, a sua volta, è costretto a fronteggiare il consistente taglio del suo budget previsto nella Legge di Bilancio 2026.

Non si tratta di un taglio lineare, ma di tagli variabili a seconda del singolo parco, riserva o Amp: in ogni caso, il taglio complessivo si aggira intorno al 23% rispetto ai fondi assegnati lo scorso anno. Tagli cospicui, quindi, che, nel caso di alcuni parchi nazionali, superano i 700.000 euro e che colpiscono i trasferimenti per le spese di funzionamento ordinario incidendo così sulle principali funzioni di conservazione e valorizzazione che le aree protette svolgono sui territori. A risentirne saranno servizi essenziali come il monitoraggio e le azioni di conservazione, l’apertura al pubblico, le attività di educazione ambientale, la manutenzione ordinaria e straordinaria e anche la prevenzione antincendio, particolarmente necessaria in questa torrida stagione estiva.