«Il Mezzogiorno è il principale destinatario della nuova stagione di investimenti infrastrutturali del Governo – annuncia il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi (nella foto) - Parliamo di oltre 170 miliardi di euro tra opere in corso, finanziate e programmate. La parte più consistente riguarda la rete ferroviaria, con oltre 110 miliardi, destinati all’Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria, alla Palermo-Catania-Messina, alla Napoli-Bari e ai collegamenti con porti e aree produttive. Alle infrastrutture stradali sono destinati oltre 40 miliardi, tra nuove opere e manutenzione straordinaria della rete Anas. Per porti, logistica e interporti gli investimenti superano i 4 miliardi, mentre oltre 6 miliardi riguardano il trasporto pubblico locale, con il rinnovo delle flotte e nuove infrastrutture urbane. A questi si aggiungono gli investimenti sulla sicurezza idrica e sulle dighe, che rappresentano un altro tassello fondamentale per la competitività del Sud. La differenza rispetto al passato è semplice: non stiamo distribuendo risorse a pioggia, ma costruendo una rete infrastrutturale integrata».
Ma se dovesse sintetizzare, quali sono le tre priorità infrastrutturali decisive per ridurre il divario con il Centro-Nord?«La prima è la connettività. Il Sud deve essere collegato rapidamente al resto del Paese e all’Europa. La seconda è la logistica. Porti, interporti, ferrovie e Zes devono funzionare come un unico sistema industriale. La terza è la semplificazione. Possiamo investire miliardi, ma se un’opera impiega dieci anni per partire abbiamo già perso competitività. Ridurre il divario significa abbattere i tempi di percorrenza, ridurre i costi logistici e rendere conveniente investire nel Mezzogiorno».Partiamo dalle Ferrovie: quali sono le opere non rinviabili?«Sono le opere strategiche per il Paese. Penso innanzitutto alla Napoli-Bari, che cambierà il sistema produttivo dell’intero Mezzogiorno. Poi alla Salerno-Reggio Calabria Alta Velocità, che rappresenta la vera dorsale del Sud. Fondamentali anche la Palermo-Catania-Messina, il potenziamento della dorsale ionica e tutti i collegamenti ferroviari di ultimo miglio verso i principali porti. In questa visione si inserisce anche il Ponte sullo Stretto, che il ministro Salvini ha giustamente indicato come un’infrastruttura decisiva per lo sviluppo del Mezzogiorno. Il Ponte significa continuità infrastrutturale, maggiore capacità logistica, riduzione dei tempi di percorrenza e nuove opportunità di investimento e sviluppo per tutto il Sud. Per noi l’Alta Velocità è uno strumento di politica industriale e riequilibrio territoriale, un investimento strategico sulla competitività dell'Italia».Poi ci sono le strade. Quale ruolo avrà Anas?«Un ruolo centrale non solo nella realizzazione delle grandi opere, ma soprattutto nella riqualificazione della rete esistente. Molti territori del Sud soffrono non tanto per l’assenza di autostrade quanto per una viabilità secondaria inadeguata. Nei prossimi anni una parte rilevante degli investimenti sarà destinata proprio alla manutenzione straordinaria, alla messa in sicurezza dei ponti, all’eliminazione dei colli di bottiglia e alla resilienza delle infrastrutture rispetto ai cambiamenti climatici. La manutenzione è la prima infrastruttura».Non sarebbe il caso di collegare meglio porti, ferrovie e Zes?«La competitività non si misura più sul singolo porto ma sull’intera catena logistica. Per questo stiamo investendo nei collegamenti ferroviari di ultimo miglio, nei retroporti, negli interporti e nella digitalizzazione della logistica. La Zes Unica rappresenta un’occasione straordinaria perché consente di unificare politiche industriali e investimenti infrastrutturali. L’obiettivo è trasformare il Mezzogiorno nella principale piattaforma logistica europea sul Mediterraneo».Cosa cambierà con la riforma dei porti?«Le Autorità di Sistema manterranno un ruolo centrale, ma la pianificazione strategica e gli investimenti saranno coordinati con una visione nazionale. Il Mediterraneo oggi è tornato al centro dei traffici mondiali. La recente missione a Istanbul lo ha confermato chiaramente: chi controlla i corridoi logistici tra Europa, Medio Oriente, Mar Nero e Asia avrà un vantaggio competitivo enorme. L’Italia deve essere il principale hub logistico naturale del Mediterraneo e le Autostrade del Mare saranno sempre più strategiche».Con quali tempi?«L’obiettivo del governo è arrivare all’approvazione definitiva entro la fine del 2026, così da rendere pienamente operativa la nuova governance già nel corso del 2027. Il percorso parlamentare è ben avviato e continua parallelamente al confronto con il territorio, perché vogliamo una riforma condivisa ma con tempi certi. Il punto centrale è che non possiamo più permetterci un sistema in cui ogni porto ragiona come un'entità isolata. Oggi il porto di Rotterdam, da solo, movimenta più container dell’intero sistema portuale italiano. È un dato che deve far riflettere: il problema non è la qualità dei nostri scali, ma la mancanza di una regia nazionale che coordini investimenti, specializzazioni e collegamenti logistici».Un altro tema è il Piano Casa: quante risorse e quale spazio per il Mezzogiorno?«L’obiettivo è mobilitare risorse pubbliche e private attraverso partenariati innovativi, valorizzando il patrimonio immobiliare esistente ma favorendo nuovi interventi. Non si tratta semplicemente di recuperare edifici: vogliamo creare quartieri moderni, sostenibili e capaci di attrarre giovani famiglie e lavoratori».








