Scattano le nuove regole contro la shrinkflation ma i consumatori non sono soddisfatti. In molti se ne erano accorti: negli ultimi anni sugli scaffali sono comparse confezioni ridotte nella quantità, per esempio quelle dei gelati, dei cereali, dei detersivi per arrivare fino alla carta igienica, ma i prezzi sono rimasti uguali. È il fenomeno della shrinkflation, che significa «riduzione nascosta delle quantità». Il termine nasce dall’unione di shrink (restringere, ridurre) e inflation (inflazione). In questo modo il consumatore paga lo stesso importo ma riceve meno prodotto, con un aumento del prezzo effettivo per unità. Oggi però partono le norme in Italia per limitare questo fenomeno. Lo ricorda il Codacons, prima associazione ad aver denunciato in Italia la shrinkflation e le ricadute sulle famiglie, che sottolinea come si sia conclusa la procedura avviata lo scorso 15 aprile, quando il Mimit ha notificato alla Commissione Europea il progetto di decreto legislativo «Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati», procedura che prevedeva 90 giorni di tempo per eventuali rilievi da parte dell’Ue.
Cosa cambia In base alle nuove regole proposte dal decreto ministeriale, «il consumatore è informato riguardo ai prodotti di consumo che, pur mantenendo inalterato il precedente confezionamento, hanno subìto una riduzione della quantità nominale e un correlato aumento del prezzo per unità di misura dipendente dai produttori». L’informazione dovrà essere garantita secondo le seguenti modalità: «I produttori, anche per il tramite dei distributori all’ingrosso operanti in Italia, mettono a disposizione dei commercianti al dettaglio, attraverso modalità certe che ne assicurino il tracciamento, la seguente comunicazione: “La confezione X contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità”. L’informazione predetta è veicolata dai commercianti al dettaglio contestualmente alla vendita dei prodotti di consumo interessati. La comunicazione è esposta dal commerciante al dettaglio, nel punto vendita con modalità chiaramente visibili e leggibili da parte del consumatore. Per le vendite online, la comunicazione è resa disponibile all’atto della presentazione del prodotto in modo da consentire che la scelta e l’acquisto siano informati».








