Il Codacons ha evidenziato che la shrinkflation riguarda un mercato, quello dei beni di largo consumo, che vale in Italia 120 miliardi di euro annui, e porta ad aumenti occulti dei prezzi in media tra il +10% e il +18%, con punte in alcuni casi del +40%.
Tra i beni più colpiti dal fenomeno ci sono gli alimentari, con in testa cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti, fette biscottate, salse pronte, formaggi confezionati, bibite, ma anche prodotti per la casa (detersivi, carta igienica) o per la cura del corpo (bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, ecc.).
L’impatto reale sui conti dei consumatori non è noto, poiché il fenomeno non è rilevato in modo specifico dall’Istat attraverso il monitoraggio dell’inflazione, ma ipotizzando un effetto anche minimo del +0,1% annuo sui prezzi dell’intero paniere dei beni di largo consumo, il conto a carico delle famiglie negli ultimi 15 anni ammonterebbe, secondo l’associazione dei consumatori, a 1,8 miliardi di euro.








