Prima di iniziare questa intervista, l’avvocato Giorgio Carta, fra i maggiori esperti di diritto penale militare, tiene a chiarire il senso del nuovo incarico: «Il Dipartimento sicurezza, immigrazione e relazioni con le Forze dell’ordine di Futuro Nazionale persegue un obiettivo preciso: consentire a chi indossa una divisa di svolgere il proprio lavoro con serenità, ovviamente nel pieno rispetto della legge. È un tema che è nel Dna di un partito fondato da un generale, ma questo non significa una difesa incondizionata delle Forze di polizia. Significa garantire loro regole certe ed efficacia operativa».

Avvocato Carta, da dove bisogna partire?

«Da una domanda molto semplice: l’Italia è un Paese nel quale un poliziotto può fare serenamente il proprio lavoro? Credo che questa sia la vera questione. Se un agente ogni volta che interviene deve temere ciò che potrà accadere dopo sul piano giudiziario, qualcosa evidentemente non funziona e la sicurezza vacilla».

Lei sostiene che il problema sia soprattutto normativo?

«Prevalentemente, ma non solo. In Italia manca una cultura rispettosa dell’articolo 53 del codice penale, quello che legittima l’uso della forza, delle armi e degli altri mezzi di coazione fisica da parte del pubblico ufficiale. La norma c’è, ma non offre quella chiarezza che sarebbe necessaria a chi opera quotidianamente sul territorio. Servono regole d’ingaggio precise e preventive, accompagnate da protocolli operativi chiari. Un agente deve sapere esattamente quali sono i limiti entro cui può muoversi e deve poter confidare che il rispetto di quelle regole lo preserverà da ogni conseguenza giudiziaria».