Quattro anni fa, quando Luis Enrique lasciò la nazionale dopo i Mondiali in Qatar, furono in tanti a storcere il naso. La Federazione spagnola aveva infatti scelto Luis de la Fuente come ct. Troppo poco il prestigio, secondo il sentire comune: una soluzione considerata "interna" e senza prospettive. L'allenatore che ha portato la Roja in finale - battendo la favorita Francia - spicca proprio per essere stato in disparte, almeno fino ad ora: un uomo discreto, poco avvezzo ai media ma capace di esprimere pensieri profondi e concreti. L'allenatore, meno blasonato rispetto ad alcuni dei suoi colleghi, ha confessato in passato di avere una passione per gli allenamenti di Marcelo Bielsa. Dopo tutta la trafila nelle giovanili - vinse gli europei con l'under 19 nel 2015 e con l'under 21 nel 2021 - la nazionale spagnola sogna e lo fa con un'organizzazione della squadra basata sulle sue parole preferite e più volte ripetute nelle conferenze stampa: gruppo e famiglia. Il ct spagnolo si è inoltre distinto per alcune citazioni inaspettate, come quella del libro "Colloqui con sé stesso" di Marco Aurelio. Una serie di scritti autobiografici dell'imperatore romano che a quanto pare sono serviti da ispirazione per il ct, in grado di gestire e valorizzare una rosa piena di talenti ma dove a prevalere è soprattutto la dimensione del "noi". Per l'imperatore filosofo la temperanza è una virtù imprescindibile: e la Spagna stoica vista in questo mondiale ne segue le orme. Anche dopo il capolavoro contro i Bleus, mentre nello spogliatoio esplodeva la gioia di giocatori e staff, de la Fuente è rimasto con i piedi per terra, parlando "di un passo in più ancora da fare". "Ora è difficile descrivere ciò che proviamo, ma deve essere simile alla felicità e all'orgoglio di dirigere professionisti come questi. - ha aggiunto il tecnico, 65 anni compiuti in piena kermesse iridata - Quando abbiamo iniziato quasi quattro anni fa con un'idea, siamo rimasti fedeli a quell'idea e ci ha portato qui".