Se l'Homo sapiens si è evoluto in Africa, in regioni con un clima prevalentemente tropicale, come fanno le persone di etnia Jacut a vivere in Jacuzia, un'area della Siberia dove le temperature minime possono arrivare a 70 gradi sottozero? È la domanda da cui è partito uno studio dell'Università di Bologna volto a identificare le basi genetiche degli adattamenti biologici che le popolazioni di regioni con un clima sub-artico hanno sviluppato in risposta agli stress ambientali.

Lo studio – pubblicato su Communications Biology – mostra che nei genomi degli individui Jacut è possibile osservare combinazioni di varianti genetiche che contribuiscono ad aumentare la loro produzione di calore e la risposta delle loro cellule all’insulina. Gli jacuti hanno insomma evoluto un profilo metabolico unico, in grado di sostenere il grande dispendio energetico necessario per sopravvivere in un clima molto rigido.

"Le popolazioni umane hanno saputo adattarsi biologicamente e culturalmente ai contesti ecologici più disparati, caratterizzati da stress ambientali molto diversi da quelli sperimentati dalle popolazioni ancestrali di Homo sapiens", spiega Marco Sazzini, professore di Antropologia Evolutiva al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna, che ha coordinato lo studio. "Abbiamo quindi voluto indagare un esempio paradigmatico di questa straordinaria capacità di adattamento: le popolazioni umane che hanno colonizzato le regioni dell’Eurasia a ridosso del Circolo Polare Artico, il cui clima è caratterizzato da inverni lunghi ed estremamente rigidi".