“C’ero anche io quando Francesco Scirpoli disse d’aver partecipato al duplice omicidio, cambiando due caricatori del Kalashnikov. ‘Hai visto come li abbiamo combinati? Li abbiamo macellati’. Rimproverai Pietro La Torre perché nel video dell’agguato lo si vedeva gesticolare, è un suo gesto frequente, glielo dissi. Rispose: ‘Vabbè, lo sai tu che abbiamo fatto gli omicidi, mica le altre persone lo sanno’”. L’ex boss Marco Raduano, pentitosi a marzo 2024, è uno dei 9 pentiti le cui dichiarazioni hanno portato in due fasi all’arresto di 4 garganici per il duplice omicidio degli apricenesi Nicola Ferrelli e dello zio Antonio Petrella uccisi il 20 giugno 2017 alla periferia di Apricena. Il 25 settembre 2025 furono arrestati il mattinatese Francesco Scirpoli e il manfredoniano Pio La Torre (già detenuti per altre cause, le ordinanze vennero notificate in cella). 48 ore fa analoghe misure cautelari sono state notificate all’ergastolano Matteo Lombardi di Monte Sant’Angelo già detenuto, e al sammarchese Luigi Ferro.

Secondo la Dda, Ferro guidava la “Bmw” da cui fecero fuoco con mitra, fucile e pistola Scirpoli, La Torre e Lombardi che dopo aver buttato fuori strada il “Fiat Doblò” su cui viaggiavano le vittime, scesero e continuarono a far fuoco devastando i volti dei due apricenesi. I 4 indagati ritenuti legati al clan Lombardi/Ricucci/La Torre, ex gruppo Romito coinvolto nella guerra di mafia garganica con i Li Bergolis, avrebbero ucciso Ferrelli e Petrella per fare un favore ai loro alleati apricenesi Cursio/Padula in guerra con i Di Summa/Ferrelli per il controllo del territorio su Apricena e San Marco in Lamis. In questo duplice omicidio c’è anche l’ombra della “Società foggiana” visto che il clan Moretti è alleato degli ex Romito e dei Cursio/Padula, mentre Di Summa/Ferrelli sarebbe schierato con i Sinesi/Francavilla di Foggia.