Chiedo protezione, giustizia e libertà per me e la famiglia Lee Mongerson Gilley ha chiesto, in lacrime, alla Corte d'appello di Torino di non essere estradato. Lo ha fatto dalla gabbia dei detenuti dell'aula 49, dopo che la procuratrice generale Marina Nuccio aveva chiesto alla Corte di estradarlo, o, in subordine, di chiedere al ministro della Giustizia un'integrazione relativa alle garanzie sulla non applicabilità di pena di morte. Gilley è evaso dal Texas il 1° maggio, ed è atterrato a Milano Malpensa dove è stato arrestato il 3 maggio. Aveva con sé documenti falsi. «Sono fuggito perché negli USA mi uccideranno. Sono accusato di avere ucciso mia moglie ma sono innocente. Il processo a mio carico non è ancora iniziato eppure i media e la polizia hanno stabilito che sono colpevole. Fuggo in Italia per essere protetto». La Corte d'appello di Torino si è riservata. Le tre possibili decisioni della Corte d’Appello I giudici hanno tre opzioni: Decidere di estradare Gilley, accogliendo la richiesta della procura generale. Era stato il ministro Nordio a trasmettere gli atti sull'estradizione Accogliere la richiesta della difesa - avvocata Monica Grosso - e quindi di non estradare Gilley, liberandolo. Gilley si trova in carcere a Torino dal 4 maggio Richiedere un'integrazione sulle garanzie di non applicabilità di morte al ministero della Giustizia, che a sua volta potrebbe chiedere atti e documentazione al governo americano Perché la pena di morte è al centro della richiesta di non estradizione? In sostanza, non esistono al momento garanzie per Gilley, anche se il suo processo inizierà a settembre. In Texas la pena di morte esiste ancora e lui, accusato dell'omicidio della moglie incinta, sulla carta rischia di morire. E' vero che la procura del Texas ha inviato al governo italiano una dichiarazione nella quale sostiene di non avere intenzione di applicare la pena di morte. Ma la difesa replica: «La stessa procura non vuole sottoscrivere che non verrà ammazzato». Gilley: «Mi hanno accusato ingiustamente» In aula Gilley, molto provato, ha detto ai giudici: «Cerco protezione in Italia. Mi hanno accusato ingiustamente di un delitto. Anche se non c'erano segni di lotta su di me, eppure questo nelle indagini non veniva detto. Non ho mai ucciso mia moglie. Lei soffriva di una malattia complessa. Le macchie di sangue sul cuscino sono dovute a quella. Le indagini sono state a un senso solo. Non estradatemi e rilasciatemi. Non fuggirò dall'Italia. Sono innocente. Amo la mia famiglia e i miei bambini. Proteggeteci». L'avvocata Monica Grosso, che difende Gilley, dichiara: «Chiediamo che Gilley non venga estradato perché non ci sono le garanzie che non venga applicata la pena di morte e in ogni caso anche l'ergastolo senza condizionale e' da considerarsi una pena inumana e degradante». Per decidere, la Corte d'appello di Torino ha sei mesi di tempo.