Fino a pochi giorni fa, al Centro per i rimpatri di Torino, era l’unico ospite bianco occidentale. Alto, occhi azzurri, capelli quasi rossicci con un ciuffo sul lato sinistro, barba rasa di qualche giorno. Difficile passasse inosservato. E infatti lo hanno già trasferito: Lee Mongerson Gilley, adesso, si trova nel carcere, al Lorusso e Cutugno, dello stesso capoluogo piemontese. Eppure la sua permanenza lì è tutt’altro che scontata. D’altronde, quando le autorità hanno capito chi fosse, lui si è limitato a dire che non poteva tornare a casa sua, a Houston, sano e l’arrestano. Va avanti ancora per settimane dato che Gilley ottiene la libertà vigilata con l’obbligo del braccialetto elettronico grazie al pagamento di una cauzione milionaria. Solo che, a questo punto, decide di darsi alla macchia. Si disfa, vai a capire come, della cavigliera e prende un aereo per il Canada.
Non è Montréal la sua destinazione finale. Usa documenti falsi, si fa passare per un altro, lunedì sbarca (finalmente) al Malpensa-Berlusconi di Milano. Al controllo passaporti prima presenta un documento intestato a Oliver Lejeune, un cittadino belga: evidentemente c’è qualche problema e allora ne allunga un altro, a nome Jan Malet, di nazionalità americana.










