di
Aldo Cazzullo
Nel 2021 l'addio al Real Madrid e da allora una attesa paziente, «andando a dormire presto» come De Niro. Adesso, dopo l'addio di Deschamps, guiderà la nazionale transalpina sperando di riportarla sul tetto del mondo
DAL NOSTRO INVIATODALLAS — C'era un avvoltoio in agguato, o un angelo in attesa, ieri sulla panchina francese. Un'ombra sulla testa di Didier Deschamps; un presagio di riscatto per i Bleus.
Zinedine Zidane ha qualcosa da farsi perdonare. L'ultima volta che ha indossato la maglia della Francia è uscito dal campo non da capitano, ma da espulso. Cacciato nel momento decisivo della finale con l'Italia per la testata a Materazzi. Non si è mai capito bene cosa gli sia accaduto. Certo, le provocazioni del nostro difensore. Ma quel gesto inconsulto resta una follia inspiegabile. Un'altra testata meno celebre, inferta al tedesco Kientz dell'Amburgo, gli era costata il Pallone d'Oro del 2000, che andò a Figo (incredibilmente Zidane, il più forte centrocampista dell'era moderna, ha vinto un solo Pallone d'Oro, dopo il Mondiale del 1998).













