In Inghilterra ci hanno scherzato un po’ su. Con quella maschera assomiglia a un supereroe. Ma come, un supereroe lui che ha la faccia di quello che passa un po’ lì per caso che non sa bene come sia finito in pochi mesi dalla panchina del Tottenham a una semifinale mondiale. Eppure Djed Spence con quella faccia, maschera compresa, ha imparato a conviverci, esattamente come con tutti i giudizi che lo hanno sempre ritenuto “non abbastanza”.
“Non abbastanza pronto” per una grande squadra, “non abbastanza equilibrato” per mantenere un livello alto di prestazioni. Critiche ricevute e messe nel cassetto de “il mio momento arriverà”. Ed effettivamente quel momento sembra essere giunto, proprio dopo uno degli infortuni più gravi della sua vita, la frattura della mascella dopo uno scontro di gioco contro l’attaccante del Chelsea Delap, lo scorso 21 maggio.
Il passato non passa: tra argentini e inglesi è il derby della storia
In fondo, anche la sua carriera ricorda quella di un supereroe, di quelli costretti a cadere più volte prima di trovare il proprio posto. Cresciuto nella comunità giamaicana del sud di Londra, Spence si forma nelle giovanili del Fulham, ma non debutta mai in Premier League con i Cottagers. Riparte dal Middlesbrough, in Championship, dove il talento è evidente ma ancora troppo discontinuo, finché il prestito al Nottingham Forest, nella stagione 2021-22, cambia tutto. Due gol, quattro assist e una promozione in Premier bastano per convincere il Tottenham a investire quasi 15 milioni di euro su di lui.







