Nuova giornata alla Camera dei deputati con al centro la legge elettorale. È stato bocciato l'emendamento dei vannacciani sulle preferenze. L'esito del voto, a scrutinio segreto, è stato di 233 no e 139 sì. Ha votato a favore Fratelli d'Italia, che in aula ha dato indicazione di andare a votare sì. Per cui, a conti fatti, sono mancati voti a favore nelle fila di Lega e Forza Italia. C'è stato invece il via libera, da parte dell'Aula della Camera, a scrutinio segreto, con 229 sì, 139 no ed un astenuto, all'emendamento al testo di riforma della legge elettorale, presentato da Fratelli d'Italia, a prima firma del capogruppo di Fd'I a Montecitorio, Galeazzo Bignami. Approvato anche l'articolo 1, il cuore della riforma, con 208 sì, 143 no e 3 astenuti. Si tratta, di fatto, del cuore della modifica del meccanismo di voto che prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione di liste che ottengono almeno il 42% dei voti. Prevista anche l'indicazione, al deposito del contrassegno, del nome di chi coalizione proporrà al presidente della Repubblica come premier.Via libera all'unanimità dell'Aula della Camera con 349 sì all'emendamento alla legge elettorale della maggioranza sul voto dei fuorisede. La norma, passata col voto favorevole di tutte le opposizioni, prevede la possibilità, attraverso l'iscrizione in un apposito albo, per chi è lontano dal proprio Comune di residenza per motivi di studio, lavoro o cure mediche di votare dove è temporaneamente domiciliato.Bocciato l'emendamento di AzioneÈ stato poi bocciato, con 223 voti contrari e 142 favorevoli, l'emendamento a prima firma Bonetti di Azione presentato sulla legge elettorale e sostenuto da tutte le forze di opposizione che prevede la presenza di almeno il 50% di donne nelle liste che assegnano i seggi del premio a chi vince le elezioni. Ieri il governo è stato sconfitto in Aula su un emendamento (188 i voti contrari, 187 i favorevoli), provocando la delusione della premierGiorgia Meloni e, com'è ovvio, l'esultanza delle opposizioni, che hanno occupato l'Aula e invocato le elezioni. Oggi, in primis il capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, poi quella del Pd Chiara Braga, quella di Avs, Luana Zanella, Riccardo Magi di +Europa e Davide Faraone di Italia viva-Casa riformista, hanno invocato una conferenza dei capigruppo.Legge elettorale, parte subito l'assalto delle opposizioni: "Si vada al voto"Ciriani: "Il governo va avanti"E mentre è aperta la caccia ai franchi tiratori, viste le ovvie conseguenze del voto contrario sulla tenuta della maggioranza che sostiene l'esecutivo, il ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ribadisce a gran forza che il governo concluderà la sua esperienza ."Non intendiamo concludere questa esperienza di governo", dice a SkyTg24. "Noi non abbiamo pensato a un sistema elettorale che premia la nostra coalizione ma la volontà dei cittadini. Il centrodestra ha lavorato bene per quattro anni, c'è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare". Sempre Ciriani ha aggiunto: "Il programma prevedeva il voto domani sera, ora vediamo stamattina come lavora il Parlamento e capiremo. La priorità è chiudere alla Camera e poi la legge andrà al Senato senza le preferenze. È normale che in un sistema bicamerale l'altro ramo possa modificare il testo ma ne parleremo quando la legge arriverà al Senato". Ancora: "Un passo alla volta, ora chiudiamo la legge alla Camera. Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se riusciamo prima della pausa estiva ad approvare la legge elettorale al Senato ma sicuramente a settembre sarà fra i primi se non il primo provvedimento all'esame del Senato", aggiunge.Legge elettorale, scoppia la bagarre sui franchi tiratori sulle preferenze: è guerra di accuse