Sei anni e sei mesi di reclusione per G. P., 58 anni, del Catanzarese accusato di aver stuprato la propria figlia, all’epoca dei fatti quindicenne. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro, che hanno accolto la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero (che ha invocato in aula una pena più pesante a otto anni di reclusione) e degli avvocati difensori della parte civile Isabella Camporato e Sonia Mirarchi, legale del Centro antiviolenza “Sos Astarte Donna”, che si sono avvalsi nello svolgimento delle indagini difensive della consulenza tecnica di Antonio Andrea Miriello. Nel corso del dibattimento è stata sentita la vittima gli abusi, dei soprusi, facendo il nome e il cognome del padre, raccontando i singoli episodi di violenza sessuale, avvenuti senza il suo consenso e quando la madre si trovava a lavoro. Si chiude il primo capitolo giudiziario per l’imputato, reo per i giudici di aver costretto sua figlia a subire atti sessuali contro la sua volontà, approfittando dell’assenza in casa della moglie.

“Mani bloccate per impedirle di reagire”

Colui che avrebbe dovuto proteggere la sua carne si sarebbe trasformato nel suo carnefice: avrebbe bloccato le mani al petto della figlia, per impedirle una qualsiasi via di fuga o di reagire, costringendola a subire rapporti sessuali completi nonostante il fermo rifiuto dell’adolescente. Violenze reiterate per un anno, dal mese di ottobre 2015 al 27 settembre 2016, alle quali è stata la stessa quindicenne a porvi fine denunciando i fatti alle Forze dell’ordine, denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta della Procura di Catanzaro, che ha portato nel 2021 al rinvio a giudizio dell’imputato e ora alla sua condanna per violenza sessuale aggravata. Il legale difensore dell’imputato Arturo Bova attenderà il deposito delle motivazioni della sentenza per ricorrere in appello.