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Virginia Piccolillo

Intervista al capogruppo forzista Costa: a sinistra solo una posizione di convenienza

ROMA - Enrico Costa, è stata Forza Italia a tradire Giorgia Meloni e FdI, bocciando le preferenze? «Non scherziamo. Noi di Forza Italia eravamo il gruppo più presente in aula: il 96,23%. I numeri parlano».Ma esserci non esclude che, con il voto segreto, si possa votare no.«Ma noi di Forza Italia siamo stati presentissimi, leali e solidissimi».Voi però le preferenze non le volevate. «Il testo approvato in commissione da tutta la maggioranza non presentava le preferenze. Manteneva l’impianto dei collegi plurinominali del Rosatellum. Poi c’è stata prospettata questa intenzione da Fratelli d’Italia. Ne abbiamo discusso e ci siamo accordati».Su un emendamento che prevedeva i capilista bloccati e i successivi eletti con le preferenze. Davvero vi convinceva?«Era una buona mediazione. Equilibrata. Abbiamo fatto una riunione di gruppo. Ne abbiamo discusso. Abbiamo deciso di votarla. E abbiamo rispettato l’impegno».Allora a tradire è stata la Lega? «Io non getto la croce addosso a nessuno».Pensa che abbia ragione Elena Bonetti di Azione quando dice che l’emendamento è stato bocciato perché nuoceva alla presenza femminile nelle liste?«Io rispondo del mio gruppo che è stato compatto sia nella presenza che nel merito della votazione».Non è che come contropartita alle preferenze Forza Italia voleva il no all’allargamento del perimetro delle intercettazioni anche ai reati-spia, richieste dal superprocuratore Melillo, che FdI invece vuole presentare?«Tutte balle. Non mescoliamo temi fra loro distinti e distanti».La premier Giorgia Meloni non ha preso bene la bocciatura dell’emendamento. Dice che serve una «riflessione».«È evidente che una riflessione verrà fatta ma il voto ha un’attinenza esclusivamente parlamentare e non incide minimamente sulla solidità del governo».Quindi non si aprirà una crisi? «Lo escludo nel modo più assoluto. La legge elettorale è una proposta parlamentare nella quale è fisiologico un dibattito acceso che non incide sull’azione di governo».Se l’aspettava che il governo andasse sotto? «Con il voto segreto può succedere di tutto. Ho già visto cadere candidati presidenti della Repubblica e bocciare leggi elettorali».La legge va tolta dal tavolo come chiede l’opposizione? «No. È fondamentale andare avanti con questa legge che garantisce la stabilità. E contiene un elemento innovativo che è l’indicazione del candidato premier. Fatte salve le prerogative del capo dello Stato, che restano, indica una scelta di indirizzo politico. E poi bisogna dire una cosa importante».Vale a dire? «Il testo uscito dalla commissione rimane intatto. Può essere migliorato, e sono stati presentati emendamenti, ma quello che è caduto è stato un emendamento non approvato, non è un dramma perché l’impianto resta quello che era. Il punto però è un altro».Quale?«Abbiamo un’opposizione che nelle piazze dice che bisogna recuperare la fiducia dei cittadini che non vogliono votare, ma poi nel momento in cui si fa una scelta che va in questa direzione si schierano contro le preferenze solo per colpire il governo. Allora viene prima la convenienza o il rispetto delle convinzioni? Ammesso che le convinzioni fossero tali».L’opposizione da sola però non bastava a far andare sotto il governo. «È evidente che ci sono stati franchi tiratori che hanno votato no. Ma per scelte personali. Non certo per azioni coordinate che mettono a rischio la maggioranza e tantomeno il governo».APPROFONDISCI CON IL PODCAST