Intervista a Luca Barra, professore all’Università di Bologna ed esperto di televisione, con il quale abbiamo analizzato alcuni aspetti della stagione tv che ci aspetta. Dal perché i nomi dei programmi da Rai a Mediaset cambiano di poco, alla mancanza di coraggio delle emittenti, alla frontiera delle piattaforme come Netflix e Prime Video proiettate alla tv che conosciamo.
Questa intervista nasce da una curiosità. Luglio è mese di palinsesti, le principali emittenti hanno presentato le novità della prossima stagione televisiva, tra gli annunci più attesi quello del passaggio di Milo Infante dalla Rai a Rete 4 con la conduzione di Ore 11. È ormai qualche anno che il trasloco di un volto dal Servizio Pubblico a Mediaset porta con sé anche un sottile gioco di titolazione che accompagna la scelta del nome da dare al programma. Da qui, la curiosità: è mai possibile che a Cologno Monzese non ci sia abbastanza fantasia da cambiare un titolo?
Ovviamente non è questo il punto, come ci spiega Luca Barra, professore ordinario all'Università di Bologna, storico dei media e in particolare di televisione, oltre che essere autore di numerosi saggi, libri e articoli su varie tematiche che afferiscono al mondo della tv. Abbiamo provato a raccontare in questa chiacchierata, lo stato di salute della nostra televisione, come sta cambiando, cosa potrebbe cambiare e cosa invece possiamo ancora apprezzare. Luca Barra, docente all'Università di Bologna Partiamo dall'attualità. Nelle scorse settimane sono stati presentati i Palinsesti Rai e Mediaset, con l'annuncio di passaggi come quello di Milo Infante a Rete4 con Ore 11, scelta che ha fatto discutere. Il voler mantenere il nome del programma, pur passando da un'emittente all'altra, risponde a delle esigenze particolari o è solo strategia?






