L’idea è nata accanto a una delle culle del reparto di Nefrologia Pediatrica del Policlinico di Milano. Da qui parte la storia di un procedimento di lavorazione del latte destinato a cambiare in meglio la dieta, e anche la vita, di chi soffre di insufficienza renale. È riflettendo su una pratica clinica abitualmente utilizzata per i neonati colpiti da grave insufficienza renale - l’aggiunta al latte di una piccola quantità di calcio carbonato - che il medico ciglianese Gianluigi Ardissino decide di indagare, dal punto di vista scientifico, cosa possa capitare applicando la stessa procedura alla lavorazione dei formaggi. A oltre vent’anni di distanza da quella prima intuizione il metodo «FriP» è una pratica casearia applicata da una cinquantina di aziende produttrici di tutta Italia - e anche della Svizzera. Dall’autunno i formaggi «FriP» troveranno posto negli scaffali di diversi supermercati della grande distribuzione, mentre il professor Ardissino, per questa sua invenzione, ha ricevuto proprio la scorsa domenica il premio «Telesia for Peoples 2026». «La sua eccellente ricerca scientifica - si legge nelle motivazioni - lo ha portato a diventare l’inventore del metodo FriP che offre ai pazienti con insufficienza renale di ampliare in sicurezza la dieta». Ciglianese, specializzato in Pedriatria e Nefrologia, una lunga carriera al Policlinico di Milano, Ardissino racconta con umiltà, ironia ed estrema chiarezza il percorso svolto. «Tra le tanti limitazioni alimentari che rendono gravosa la vita di chi soffre di insufficienza renale c’è anche quella legata al latte e nei latticini: cibi ricchi di fosforo, minerale che i reni malati non possono filtrare ed espellere dall’organismo», premette. L’aggiunta di calcio carbonato non elimina il fosforo, ma ne impedisce l’assorbimento da parte della mucosa intestinale: il formaggio diventa così un alimento sicuro da integrare nella dieta di persone malate. Dopo aver studiato il meccanismo attraverso modelli di «digestione in vitro», che dimostravano una significativa riduzione del fosforo solubile rilasciato dai formaggi «FriP» rispetto agli equivalenti tradizionali, Ardissino si è trovato ad affrontare il nodo pratico della produzione. «La prima volta che ho proposto di sperimentare un formaggio FriP - dice - mi hanno guardato con sorpresa. Ma nel giro di pochissimo tempo, anche grazie alla collaborazione di alcuni colleghi medici, ho trovato l’appoggio convinto di un rilevante gruppo di produttori. È anche grazie a loro se la metodologia si è perfezionata». Tra i pionieri molte aziende piemontesi: «I caseifici biellesi Valle Elvo e Rosso, la Latteria di Crodo, il Caseificio Pugliese di Chivasso, i produttori cuneesi Persia e Rabbia», elenca Ardissino, sottolineando la positiva voglia di mettersi in gioco di un mondo «animato da passione sociale e imprenditoriale». Ricotte, mozzarelle, tome, robiole, pecorini, formaggi stagionati e semi stagionati: il metodo «FriP» si adatta a tutte le tipologie di prodotti caseari. «All’inizio - ricorda con ironia Ardissino -, i formaggi FriP risultavano un po’ troppo sapidi. Così abbiamo tarato le dosi di sale, riducendolo di circa il 30% rispetto ai formaggi classici». Un ulteriore beneficio, collaterale, di un metodo di lavorazione che porta molti vantaggi alla salute. L’effetto «FriP» è stato studiato prima su pazienti sani, poi sui dializzati e attualmente è un campione di 200 persone in pre-dialisi a consumare, per lo studio ministeriale, i prodotti caseari realizzati con questa tecnica. E i benefici sono concreti e misurabili. La differenza rispetto all’equivalente prodotto con metodo classico? «A livello di sapore nessuna - assicura Ardissino - e sono pronto a scommettere che, tra qualche anno, il FriP sarà sulle tavole di tutti».
Il medico che salva la dieta dei malati cronici ai reni
Il ciglianese Gianluigi Ardissino ha sperimentato l’uso di calcio carbonato nei formaggi. Oggi 50 caseifici utilizzano il metodo “FriP”, presto i prodotti anch…








