In Italia sono almeno due milioni le persone che convivono con l’insufficienza renale cronica, una condizione spesso silenziosa, ma capace di cambiare radicalmente la vita quotidiana, a partire dalla tavola. Le restrizioni alimentari, per questi soggetti, sono severe: proteine, potassio e soprattutto fosforo devono essere controllati con attenzione. Tra gli alimenti più penalizzati c’è il formaggio, uno degli ingredienti chiave della dieta mediterranea. La ragione è biochimica: nei latticini è presente il fosforo, elemento che chi soffre di malattia renale non riesce a eliminare e che quindi si accumula nel sangue dove, legandosi al calcio, forma depositi nei vasi sanguigni. Le conseguenze possono essere molto gravi: calcificazioni, aumento del rischio cardiovascolare, complicanze sistemiche. Ecco perché l’indicazione per questi pazienti è quella di eliminare o ridurre drasticamente i latticini.
Oggi non è più così. Il merito è degli studi condotti da Gianluigi Ardissino, nefrologo pediatra al Policlinico di Milano. “Per oltre 40 anni abbiamo trovato una soluzione per i neonati che nascono con problemi renali: aggiungere carbonato di calcio al latte. È a partire da questa consuetudine terapeutica sul latte dei bambini che ho pensato che la stessa soluzione potesse funzionare anche per il latte destinato alla produzione dei formaggi a beneficio degli adulti”, spiega Ardissino.






