Hanno chiesto e ottenuto di essere processati col rito abbreviato il medico e l’infermiera imputati di omicidio colposo per la morte di Giuseppe Convertino, 39enne venuto a mancare il 10 aprile 2022 nel carcere della Pulce. Nella sua breve esistenza si condensarono la dipendenza da droga e alcol più qualche problema con la giustizia, soprattutto furti per pagarsi le sostanze. Entrò nel carcere di Reggio il giorno prima della morte: non emersero segni di violenza, ma la famiglia chiese un’autopsia. Risultò che il 39enne morì per edema polmonare emorragico dovuto a un’insufficienza respiratoria: la causa fu un’intossicazione acuta da metadone. Il pubblico ministero Stefano Finocchiaro ha chiesto il rinvio a giudizio per i due professionisti, accusati di omicidio colposo in cooperazione nell’esercizio dell’attività sanitaria.
Davanti al giudice Matteo Gambarati, l’udienza preliminare è iniziata nel novembre scorso. Il pm Finocchiaro aveva chiesto per gli imputati l’accesso alla giustizia riparativa, che permette di aprire un dialogo tra imputato e vittima con l’aiuto di un mediatore. Gli avvocati difensori Paolo Nello Gramoli per l’infermiera e Cosimo Zaccaria per il medico avevano dato l’assenso: nel frattempo il percorso è stato intrapreso tramite il centro L’Anfora e si è concluso con esito positivo. La madre Lorena Incerti e la zia Lorenza Incerti sono assistite dagli avvocati Tommaso Creola, Emanuel Napoleone e Gianluca Tallarico: l’Ausl ha versato un risarcimento alle due donne (non si sono costituite parte civile). L’avvocato Vito Daniele Cimiotta per Yairaiha onlus, associazione con sede a Cosenza impegnata nella tutela dei diritti dei detenuti, si è costituita parte civile. Si proseguirà in settembre con la discussione delle parti.








