Due poliziotti condannati a otto mesi per omicidio colposo e uno assolto. Si è concluso ieri il processo d’appello bis sul caso della morte di Roberto Del Gaudio, il detenuto del carcere Lorusso e Cutugno che si suicidò il 10 novembre 2019. Era un «detenuto fragile e sotto osservazione psichiatrica». Gli agenti a processo erano accusati di non averlo sorvegliato. Non è mai stato chiarito cosa stessero facendo, anche perché il monitor collegato alla stanza della vittima è risultato non funzionante. La sentenza di primo grado In primo grado i giudici avevano scritto che da parte degli imputati ci sarebbe stata una «negligente carenza di osservazione, assai prolungata». Del Gaudio era un uomo ad altissimo rischio di suicidio. La sera prima di morire aveva già tentato di farsi del male. Eppure, la sera in cui morì, nessuno sarebbe passato dalla sua stanza per controllare se stesse bene. Il monitor collegato con la cella Le immagini delle videocamere lo confermano. Già alle 21 si vede il detenuto dare inizio «a un’ampia serie di movimenti e di manovre» preliminari all’impiccagione. Del Gaudio armeggia per un’ora sotto le coperte per togliersi il pigiama, che userà come cappio. Alle 22.25 si alza dalla branda e va alla finestra. Per 12 minuti cerca di togliersi la vita. Ci riesce. Viene trovato morto soltanto alle 22.42. Perché i tre agenti in servizio quella sera non sono passati dalla sua cella prima? Proprio per via del fatto che il monitor collegato con la cella di Del Gaudio non sarebbe stato funzionante, i giudici avevano scritto che «il giorno del fatto l’obbligo di vigilanza era ancora più stringente» per i tre imputati. La difesa Due poliziotti si erano difesi dicendo che erano impegnati a contenere la protesta di un altro detenuto. L’avvocato della famiglia di Del Gaudio, Riccardo Magarelli, dichiara: «Siamo moderatamente soddisfatti della sentenza, l’importante era la conferma dell’evidente responsabilità degli agenti nella omessa vigilanza dei detenuti ad alto rischio».