"Qualcuno ha mandato Michele in quel posto. Chi sa deve parlare". Non si dà pace Nadia Vezzoni, mamma di Michele Lorenzoni, il 31enne di Levigliani trovato senza vita il 4 giugno nella pineta di Migliarino. In un mese e mezzo gli esami sul corpo del giovane non sono ancora completati, per far luce su una fine che è ancora mistero: il cellulare e il casco di Michele sono spariti. Ma Nadia, con la tenacia di una mamma che non si arrende e la forza di chi ricaccia sospetti ben chiari nel proprio cuore, non intende calare l’attenzione su una morte che pretende certezze. "Sono troppe le cicostanze sospette che devono essere indagate – premette – perchè mio figlio in quel posto non doveva proprio esserci. E lo dico chiaramente: non ha mai consumato droghe pesanti e neppure è stato coinvolto in accuse o processi. Era un ragazzo che viveva del suo lavoro, sempre sorridente e disponibile: al bar Michelangelo a Pietrasanta ancora si ricordano di quando faceva il barista e negli ultimi tempi con serietà era autista di scuolabus, solo 20 giorni prima aveva fatto gli esami di rito e aveva conseguito patenti di varie categorie. Quella mattina ha portato i ragazzi a scuola, poi ha raccontato di andare in farmacia per un mal di denti ed è sparito. Stranissimo che si sa diretto a Torre del Lago in moto addentrandosi in pineta, non si muoveva da Levigliani. Era un ragazzo timoroso e ha lasciato la moto aperta, a far intuire un passaggio rapido. Qualcuno l’ha mandato in quel posto – dice chiaro la mamma – immaginando che ci fosse pericolo, altrimenti gli avrebbe chiesto semplicemente un passaggio. Impossibile pensare che Michele abbia assunto droga sapendo che poi avrebbe dovuto guidare per il ritorno. C’è sotto qualcosa di grosso. Mi si stringe il cuore a immaginare la paura che ha avuto. E voglio arrivare ai responsabili".