Unione europeaInvecchiamento della popolazione e aumento delle disuguaglianze fra i rischi e le conseguenze della contrazione demograficaI punti chiaveSfide demografichePiù vecchi e meno numerosi. Saranno così gli europei nel 2100, secondo la terza edizione del report «Demographic transformation in the Eu» pubblicato il 14 luglio dalla Commissione europea. Secondo l’analisi, dopo un picco di 453.3 milioni di persone nel 2029, la popolazione europea diminuirà fino a 398.8 milioni nel 2100. Si tratterebbe di una riduzione dell’11,7 per cento rispetto ai numeri attuali, che riporterebbe il Vecchio continente alla seconda metà degli anni Settanta. Anche l’età mediana – quella rispetto a cui metà della popolazione è più giovane e metà più anziana – potrebbe subire un drastico mutamento. Lo studio dell’Ue, infatti, riferisce di proiezione al 2100 di 51,5 anni contro i 44.9 registrati a livello comunitario il 1° gennaio 2025. La situazione, tra gli Stati membri, è piuttosto disomogenea: se in Irlanda all’inizio dello scorso anno la mediana era di 39,6 anni, in Italia era già di 49,1 anni.Domande di approfondimento generate da 24Ore AISfide demograficheL’invecchiamento della popolazione è una delle sfide maggiori che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi decenni sotto il profilo demografico: un cambio di paradigma, verso la «società della longevità», che è quanto ci attende secondo Bruxelles. A questo si deve aggiungere un ulteriore elemento: il calo del tasso di fecondità totale. Per mantenere una popolazione stabile in assenza di migrazioni il tasso dovrebbe essere di 2,1 circa: nel 2025, in Italia, non si arrivava a 1,2 e, nonostante si stimi una crescita, nel 2100 rimarrà di poco inferiore all’1,5.Con saldo migratorio pari a zero, sostiene il report, la popolazione europea diminuirebbe del 32 per cento (circa 130 milioni di persone in meno) rispetto al 2025. Tuttavia, nemmeno la migrazione, secondo lo studio, sarà sufficiente per neutralizzare la naturale decrescita della popolazione derivante dal calo del tasso di fertilità. Rispetto alla popolazione mondiale, l’Europa rappresenterebbe nel 2100 – si stima – il 3,4 per cento della popolazione contro il 5,4 per cento del 2025.L’insieme di questi stravolgimenti demografici porterebbe, secondo l’analisi, a cambiamenti nella situazione economica dei Paesi e al rafforzamento delle disuguaglianze. Tra il 2025 e il 2050, infatti, si stima che l’Ue perderà circa 1,2 milioni di persone in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni, ndr). Una cifra che raddoppia, salendo a 2,4 milioni, se si considera uno scenario senza immigrazione. Welfare, pensioni e sistemi sanitari europei sono stati disegnati per rispondere alle esigenze di una popolazione in rapida crescita, con una solida base di giovani.La nuova configurazione demografica impone quindi una riflessione sulla sostenibilità di questi modelli e sulle esigenze dei cittadini. Secondo la relazione, per contenere gli effetti della riduzione della popolazione in età lavorativa sarà fondamentale attivare la partecipazione di gruppi sottorappresentati, come le donne o i giovani. Garantire un maggiore incontro tra le competenze offerte e quelle richieste, valorizzando i profili con alta formazione, sarà essenziale. Per aumentare la produttività sarà centrale integrare l’AI: come aveva sottolineato il rapporto Draghi, la lentezza nell’adozione delle nuove tecnologie è tra le ragioni del divario produttivo tra l’Ue e i suoi competitor.
Entro il 2100 la popolazione europea tornerà ai livelli degli anni Settanta
Invecchiamento della popolazione e aumento delle disuguaglianze fra i rischi e le conseguenze della contrazione demografica











