di Stefano Brogioni

Cubo nero, retromarcia sui soprralluoghi. Le frizioni fra Soprintendenza e Palazzo Vecchio sulla gestione delle verifiche “estetiche“ nel complesso di corso Italia sorto al posto del Teatro Comunale, appartengono al passato. Palazzo Vecchio ha infatti rivisto la sua posizione e ha aderito all’impostazione della Soprintendenza: e cioè che il gestore del vincolo paesaggistico, il Comune, ha l’onere di convocare i sopralluoghi e invitare il soggetto preposto al controllo, la Soprintendenza.

Così è accaduto lo scorso 17 aprile, giornata in cui i due organi si sono recati a braccetto a verificare alcuni particolari degli arredi di parte del complesso finito sotto inchiesta.

Ma così non era andata a gennaio, quando, in una visita che doveva servire a definire, in ossequio alle prescrizioni, alcuni dettagli come il tipo di pavimentazione o il colore degli zoccolini, l’incaricato del Comune se n’era andato da corso Italia senza firmare il verbale, come annotò, nell’occasione, l’inviato della Soprintendente Antonella Ranaldi.

Da allora, qualcosa è cambiato. Anche se non si può abbinare alle notifiche degli avvisi di garanzia (di cui è avuto notizia a febbraio), il nuovo atteggiamento del municipio emerge, oltre che in un atto protocollato il 20 aprile scorso che La Nazione ha potuto consultare, in una sentenza del Tar emessa il mese scorso e ’scovata’ dal consigliere della lista Schmidt Massimo Sabatini.