L’espansione economica e militare della Cina negli ultimi anni ha fatto pensare che l’Indo-Pacifico fosse destinato a diventare la sua naturale sfera d’influenza. In realtà quello scenario appare meno scontato del previsto. E di certo non perché Pechino ha rallentato la sua proiezione strategica. A fare la differenza sono gli altri Paesi della regione, che stanno moltiplicando accordi e partenariati per provare a impedire qualsiasi forma di egemonia alla Cina.
Australia e India sono il caso più evidente di questa trasformazione. Il viaggio del primo ministro indiano Narendra Modi in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda si inserisce proprio dentro questa traiettoria. La settimana scorsa, a Melbourne, Modi e il premier australiano Anthony Albanese hanno firmato una serie di accordi che vanno dalla difesa alla sicurezza marittima, dal nucleare civile alle tecnologie critiche, fino alla ricerca scientifica e allo spazio. Tra i risultati più significativi c’è l’intesa che sblocca finalmente le esportazioni di uranio australiano verso l’India, ferme da oltre dieci anni nonostante un accordo quadro fosse stato raggiunto già nel 2015. L’intesa sull’uranio, si legge su The Diplomat, vale soprattutto sul piano politico: rimuove l’ultimo ostacolo simbolico che impediva ai rapporti tra Canberra e Nuova Delhi di trasformarsi in una partnership strategica pienamente sviluppata.








