Molti indizi rivelano che Mojtaba Khamenei sta imbastendo un’operazione mediatico-religiosa che incide sulla leadership iraniana, camminando peraltro, come già il fondatore della Repubblica islamica Khomeini, sul sentiero stretto dello scisma religioso.
Con una voluta aura di mistero, ma in realtà con sospetta precisione, sta infatti sovrapponendo la sua figura, il suo ruolo e i suoi comportamenti di Guida Suprema a quelli del «Dodicesimo Imam», figura teologica fondamentale del credo sciita, oggetto di favore, affetto e fede da parte del popolo iraniano.
È un progetto che appare geniale, tutto imperniato su un elemento fondamentale per la religione, la teologia e, soprattutto, per i fedeli sciiti: l’occultamento del leader che ricalca l’occultamento del Dodicesimo Imam.
Infatti, sono passati ormai quattro mesi e mezzo da quando è stato ferito e pare impossibile che, per quanto gravi siano state le sue ferite, non possa almeno fare sentire la sua voce. Ma Mojtaba Khamenei tace, non parla, non appare, comunica unicamente attraverso emissari. Si comporta esattamente come il Dodicesimo Imam.
Possiamo sbagliare, può darsi che non sia così, può darsi che la Guida Suprema sia letteralmente a pezzi, addirittura non in grado di parlare, ma ormai è diventata sempre più credibile l’ipotesi politica e religiosa che Mojtaba Khamenei voglia in realtà apparire agli occhi e alla fede del popolo iraniano come la replica moderna del Messia sciita, scelta dell’occultamento, dello «scomparire nel tempo», inclusa.










