Roma, 15 luglio 2026 – “La crescita della minaccia, il disimpegno americano dall’Europa e il ritorno di una politica muscolare a livello internazionale impongono agli Stati europei l’investimento nel settore della difesa per interesse nazionale”. E quanto spiega Marco Di Liddo, direttore del Ce.S.I. – Centro Studi Internazionali, alla luce del crescente impegno dell’Ue nel settore. A partire dal 2021 la spesa dell’Ue nella difesa è, infatti, aumentata drasticamente raggiungendo quota 343 miliardi di euro nel 2024, con una crescita dell’11% nel 2025 (+62,87% rispetto al 2020) pari a 381 miliardi di euro e un valore stimato del 2,1% del Pil.

Cosa ha innescato l’avvio, da parte dell’Ue, di iniziative ­volte a integrare e amplificare gli sforzi individuali degli Stati e a rafforzare la competitività?

“L’approccio europeo è cambiato in due precisi momenti. Il primo passo, dall’impatto limitato, è stato fatto nel 2014, con la prima fase dell’invasione russa dell’Ucraina. Il secondo nel 2022: con l’avvio di una guerra vera, il ritorno di una minaccia convenzionale e l’irrigidirsi dei toni della Russia verso l’Europa l’esigenza di investire di più nella difesa è diventata più concreta. A ciò si è legata la richiesta da parte degli Usa, iniziata con Obama e il suo ‘pivot to Asia’, di un aumento della spesa in ambito Nato”.