«Un bel traguardo», dice l’ex ministro della Ricerca scientifica Ortensio Zecchino, padrone di casa al centro di ricerca Biogem di Ariano Irpino. Venti anni di attività festeggiati con il governatore della Campania, Roberto Fico. «Un traguardo che fa sembrava impossibile e smentisce coloro che ritengono che nel Mezzogiorno non si possa fare ricerca scientifica o si siano perdute solo occasioni per aprire i territori a prospettive nuove», dice Zecchino. Il centro è, invece, la conferma della volontà di invertire la rotta. È riconosciuto come un’eccellenza di livello internazionale per la ricerca biologica e genetica molecolare. Con campi di azione in oncologia, nefrologia, sviluppo farmacologico e preclinico, biologia cellulare e della preclinica oncologica, modellistica animale, produzione di proteine e anticorpi, diagnostica genetica e della nutraceutica.
La sfida Per il taglio del nastro del 14 luglio del 2006 era arrivata ad Ariano Irpino il premio Nobel per la Medicina, Rita Levi Montalcini, mentre per l’avvio dell’attività di ricerca del centro era stato chiamato un altro Nobel, Renato Dulbecco. Da allora Biogem ha cominciato la sua avventura come struttura scientifica, situata in un’area apparentemente periferica, che puntava a realizzare quello che era un intento del governo di venti anni fa: mettere in atto un progetto per il «potenziamento delle reti di ricerca scientifica e tecnologica nelle aree economicamente depresse».Il governatore Fico non ha mancato di manifestare il comprensibile orgoglio per la Campania «per questa struttura che non solo fa ricerca, ma anche formazione, divulgazione scientifica», soprattutto attraverso il meeting de “Le due Culture”, oltre a gestire una imponente biblioteca e il museo di Storia della Terra e della Vita Biogeo, realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e caratterizzato da un ampio ricorso a tecnologie multimediali. «È un momento importante - ha ribadito Fico - un momento particolare, perché si fa riferimento ad una ricerca avanzata che ha avuto tanti riconoscimenti italiani e internazionali. La Regione sicuramente è vicina. Qui ci sono grandi eccellenze sull’oncologia, la ricerca delle malattie rare, la medicina di precisione. È un grande esempio anche per le aree interne che si devono sviluppare con progetti di ricerca di questa tipologia». I progetti Ma non c’è solo questo. Biogem, che ha, infatti, rapporti stretti con Cnr, Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano e Università “Federico II” di Napoli, “Luigi Vanvitelli” della Campania, Milano-Bicocca, Sannio, Foggia, Suor Orsola Benincasa di Napoli, Lumsa di Roma, Udine, Molise, “Magna Graecia” di Catanzaro, si avvia a diventare - come ha illustrato Zecchino agli ospiti, ancora più grande e appetibile per ricercatori di tutto il mondo.UniCredit, prestiti digitali da 5 milioni di euro per il fotovoltaico di UnionDa qui non si va via. Sono in via di realizzazione, infatti, due nuovi imponenti padiglioni: il primo per un centro di virologia e il secondo per uno stabulario finalizzato agli xenotrapianti, in collaborazione con l’Istituto Negri di Milano. Se oggi, tuttavia, Biogem, può guardare con serenità alle frontiere più avanzate della ricerca, ha rischiato di non nascere affatto nel 2006; per problemi di natura burocratica e per la non coincidenza tra il completamento dell’impianto e l’avvio dell’attività scientifica. Ma a questo hanno provveduto sia la tenacia del presidente Zecchino che la voglia di emergere di ricercatori e cattedratici di tutta Italia. Gli obiettivi Non a caso man mano che Biogem cresceva, aumentava anche l’interesse e la curiosità per quello che faceva. Tanto da far convergere nel centro irpino anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esponenti del governo, governatori regionali. E poi, oltre a Zichichi, ben 12 premi Nobel: Renato Dulbecco, Kurt Wüthrich, Mario Capecchi, Erwin Neher, Oliver Smithies, Takaaki Kajita, Werner Arber, Martin Chalfie, Richard J. Roberts, Kurt Wuthrich, Martin Chalfie e Michael Young. «Di strada ne abbiamo fatta tanta – dice Zecchino - le belle storie sono quelle che partono da momenti difficili e poi si concludono positivamente, proprio come è accaduto con Biogem. Ma non dobbiamo cullarci sugli allori. L’avventura continua».






