Alessandro Margara, alla fine del 2012, nell’ambito del Convegno Il carcere al tempo della crisi, organizzato dalla Fondazione Giovanni Michelucci e dal Garante regionale delle persone detenute della Toscana, poneva una serie piuttosto ampia di “Punti interrogativi” sulle politiche penali e penitenziarie del momento. Quesiti che, grazie alla profetica saggezza e competenza dell’uomo e del magistrato Margara, valgono oggi esattamente come ieri. Tra i vari “Punti interrogativi” ve ne sono senz’altro un paio dai quali merita partire per discutere lo stato delle nostre carceri.

Sandro Margara esordiva allora chiedendosi retoricamente: «Perché le condizioni delle carceri peggiorano progressivamente, producendo sovraffollamento, a sua volta causa di degrado, così che il lavoro, la scuola e le altre attività che dovrebbero rendere attiva la vita nel carcere non sono più realizzabili?».

E poco oltre si domandava ancora: «Perché, col sovraffollamento, aumentano le ore di permanenza in celle sovraffollate dei detenuti, costretti all’ozio in periodi giornalieri di circa venti ore? Perché aumentano i suicidi e le morti in cella?».

Parole queste che sembrano scritte oggi!

Al 30 giugno 2026, nelle 189 strutture penitenziarie per adulti erano presenti ben 64.773 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.180 posti. Il tasso di sovraffollamento a livello nazionale era del 126%.