Una celebrazione «massiccia» della festa nazionale, con l’Ucraina al centro e la partecipazione dei paesi della coalizione dei volonterosi, per Emmanuel Macron quasi un testamento di dieci anni all’Eliseo: il tema del 14 luglio di ieri è stato il «risveglio strategico europeo». Tra gli 8500 militari che hanno sfilato sui Champs Elysées, c’erano 500 soldati degli altri 36 paesi “volontari”, il segmento del percorso chiuso da 25 ucraini. E poi 98 aerei (di cui 8 stranieri), con due Mirage con co-pilota ucraino, hanno sorvolato l’ospite d’onore Volodymyr Zelensky e i 24 capi di stato e di governo nella tribuna d’onore alla Concorde, 31 elicotteri, 60 droni e 193 cavalli (nessun missile, secret défense oblige).
NEL 2017, ELETTO da pochi mesi, in un discorso alla Sorbonne Macron aveva già incitato alla «sovranità europea», allora declinata non solo sul fronte militare ma come orizzonte di «una Europa sovrana, unita e democratica» che era anche «cultura, sapere» e «transizione ecologica». Poi, molte crisi sono avvenute, Brexit, Covid, l’aggressione russa dell’Ucraina. Già nel 2024, in un secondo discorso alla Sorbonne, Macron aveva insistito sulla «potenza», ma vi aveva aggiunto «prosperità e umanesimo». Ieri, la «forza» che l’Europa sovrana deve ritrovare si è concentrata nella potenza militare: per Macron l’unità (di finanziamenti, di cooperazione) è un’arma contro i nazionalismi crescenti, nessuno può credere di fare da solo, avevas affermato alla vigilia.











