Rispondere a una mail la domenica mattina o a un messaggio WhatsApp del capo dopo cena o durante le ferie estive è ormai diventato a tutti gli effetti un tema centrale di diritto del lavoro.
In un contesto personale e lavorativo sempre più ibrido a causa dell’utilizzo massiccio della comunicazione digitalizzata diventa sempre più difficile in generale stabilire confini chiari tra la vita professionale e quella lavorativa, rischiando l’iperconnessione e il temuto burnout. Il rapporto di Eurofound pubblicato a giugno 2026, basato sui dati dell’European Working Conditions Survey (EWCS), evidenzia come la digitalizzazione abbia esteso la giornata lavorativa, rendendo la disconnessione una sfida critica, in particolare per chi lavora da remoto.
Dalla ricerca emerge che il 63% di chi lavora da remoto subisce contatti fuori orario, e il 59% di chi vive questa reperibilità continua dichiara livelli di stress lavorativo estremo. È per questa ragione che, fin dalla prima regolamentazione normativa in materia di lavoro agile (Smart Work) si è previsto sia che lo svolgimento del lavoro in quella forma avvenisse comunque nel rispetto dei limiti di orario e di intervallo di tempo tra la fine di una sessione di lavoro e l’inizio di quella successiva sia che la durata della prestazione lavorativa avvenisse nel rispetto dei limiti di orario giornaliero previsti dalla legge (D.Lgs. 66/2003).






