Il tribunale di Cosenza ha assolto il professor Marcello Zanatta dall’accusa di atti persecutori, il reato comunemente indicato come stalking, contestato nei confronti di una collega docente dell’Università della Calabria. Il procedimento si è concluso con una decisione che ha accolto in parte le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Chiaia. Il docente è stato invece condannato per il reato di diffamazione, in relazione ad alcune recensioni di carattere accademico considerate offensive nei confronti della collega.
L’accusa di comportamenti persecutori
Secondo l’impianto accusatorio, il professore avrebbe messo in atto una serie di condotte ritenute idonee a provocare nella collega una situazione di ansia, paura e timore. Tra gli episodi contestati figuravano presunti comportamenti durante i consigli di facoltà e la presenza del docente durante alcune lezioni della collega, circostanze che, secondo l’accusa, avrebbero generato un clima di disagio e pressione psicologica. La parte civile aveva chiesto la condanna per tutti i capi d’imputazione contestati.
La difesa: contestata la ricostruzione dello stalking
Nel corso del processo, l’avvocato Francesco Chiaia ha impostato la propria strategia difensiva sulla contestazione degli elementi alla base dell’accusa di stalking, sostenendo l’assenza dei presupposti necessari per configurare il reato di atti persecutori. La difesa ha evidenziato come le condotte contestate non integrassero una persecuzione penalmente rilevante, chiedendo quindi l’assoluzione del proprio assistito dal capo principale dell’imputazione.






