Ho fatto una follia a mandare quella prima lettera di minacce e poi non sapevo più come tornare indietro, così ho continuato”. Ha ammesso i fatti spiegando di aver passato un periodo di forte burn out in un contesto di “rapporti non semplici tra colleghi” il 40enne docente di sostegno accusato di calunnia, sostituzione e stalking per aver mandato diverse mail minatorie ad alcuni docenti e al preside di una scuola della Vallescrivia dove insegnava fingendosi una collega.

L’uomo, assistito dall’avvocato Emanuele Olcese, è stato interrogato nelle scorse settimane dalla pm Sabrina Monteverde che ora ha ne chiesto il rinvio a giudizio. Lui si è scusato con la prof calunniata e, soprattutto, ha scagionato un tecnico informatico della scuola che era finito indagato perché sospettato di averlo aiutato a creare gli account fittizi da cui erano partite le minacce, anche di morte. I poliziotti della postale sospettavano del tecnico perché in alcune occasioni le celle telefoniche degli smartphone dei due li posizionavano nello stesso luogo, ma probabilmente si è trattato solo di un “rimbalzo” visto che abitano vicino, così come la “traccia” lasciata da una delle mail minatorie inviata dal docente-hacker e finita sul pc del tecnico, poichè i due pc fanno parte della rete intranet della scuola. “Ho fatto tutto da solo” ha detto il 40enne . Così per il tecnico la pm ha chiesto l’archiviazione. Il prof imputato invece, che è ancora in aspettativa ed è sotto cura farmacologica per lo stress ha proposto un risarcimento alla professoressa (assistita dall’avvocato Antonio Rubino) ancora sotto choc perché per quelle minacce era stata lei per prima a finire sotto inchiesta poi archiviata dopo le indagini degli investigatori della postale che avevano scoperto il vero responsabile.