Con il voto della sfiducia al sindaco Mimmo Faraci, che alcune ore prima si era dimesso e non ha partecipato alla seduta, si è chiusa un’esperienza politica durata due anni. Non è la prima volta che viene sfiduciato un sindaco. È successo nel 1999 toccò al sindaco Longone e il primo firmatario della sfiducia presentata dopo 16 mesi fu proprio Mimmo Faraci.
Ora è toccata a lui dopo due anni di scontro duro con il consiglio comunale dove dopo pochi mesi gli è venuta a mancare la maggioranza. Un epilogo politico amministrativo che è stato preceduto da una vigilia di accuse reciproche con due comizi, quello dei ficarriani e quello del sindaco con la sua vice con cornice contestuale di festeggiamenti degli avversari per la «liberazione dal tiranno».
Poi ieri mattina il sindaco e la sua vice Anna Comandatore (“a gilisa”, la chiamano) hanno dedicato le loro ultime energie a quell’aula consiliare dove alcune ore dopo sarebbe stata votata la sfiducia. Faraci ha fatto apporre davanti alla porta dell’aula una targa in ricordo di suo padre Francesco che nel 1977 realizzò i lavori in legno. Attirandosi ancora una volta le ire dei consiglieri che lo accusano di decidere da solo e in questo caso di fare anche ciò che è di competenza del consiglio. Anna Comandatore ha invece inaugurato dentro l’aula il «posto occupato» aderendo alla campagna nazionale di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.







