Una delle parole più nobili, insieme a sorte, fortuna e fato, per disegnare l’imponderabile e cercare di dargli un senso
Che smania cercare di indovinare il futuro. E siccome non ci riusciamo e non ci siamo mai riusciti, ecco il fiorire di parole che danno una cornice a questo quadro che si manifesta solo quando è finito (e la pittura è asciutta). Destino è una di queste: indica una serie di eventi inevitabili che accadono secondo una linea temporale prestabilita, considerata indipendente dalla volontà umana. L’origine latina. La parola deriva dal latino destinare (fissare, stabilire, decretare), formato dal prefisso intensivo de- e dal verbo stinare, una forma allungata della radice indoeuropea sta- (stare, fermare, far stare). Letteralmente significato qualcosa che "sta" in modo saldo, che è stato fermato, stabilito o fissato in anticipo. Dal punto di vista linguistico condivide la stessa radice di parole come ostinarsi e distanza. Il significato moderno. Nel linguaggio contemporaneo, il termine assume diverse sfumature a seconda del contesto. Forza sovrumana: una potenza misteriosa e imperscrutabile che regola e guida le vite umane. Sorte futura: il futuro o la conclusione inevitabile a cui va incontro una persona, un popolo o un oggetto (ad esempio "il destino dell'azienda è segnato”). Vocazione o meta: il fine ultimo a cui si tende o per cui si è nati. Una famiglia numerosa. Sono molte le parole che da sempre ci aiutano a interpretare l’orizzonte misterioso del futuro. Destino è una di queste insieme a fato, sorte, fortuna. La filosofia e la lingua italiana ci indicano una distinzione cruciale tra destino e fato: il fato (fatum, dal latino fari, "detto"): è la parola irrevocabile degli dei, una necessità assoluta, cieca e del tutto immutabile. Il destino pur essendo legato a una forza superiore, lascia storicamente all'essere umano un margine di scelta e di azione. Rappresenta la traiettoria o la meta, ma l'uomo mantiene la libertà di decidere come percorrerla.








