A dicembre 2019 era deceduto per deperimento, ma la procura aveva archiviato il caso. La Corte di Strasburgo ha stabilito che le autorità non avevano fatto tutto il possibile per accertare le ragioni del suo rifiuto del cibo e delle cureA dicembre 2019 era deceduto per deperimento, ma la procura aveva archiviato il caso. La Corte di Strasburgo ha stabilito che le autorità non avevano fatto tutto il possibile per accertare le ragioni del suo rifiuto del cibo e delle cureSoffriva di ansia e depressione, era stato trasferito nella sezione dedicata alle dipendenze, aveva più volte dichiarato di non riuscire a mangiare. E neanche i 25 chili persi sono serviti a mettere tutti in allerta, per provare a salvarlo. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per la morte di Antonio Raddi, il ventottenne deceduto il 30 dicembre 2019 nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino per il deperimento attraversato durante i suoi sette mesi di detenzione. Dopo la denuncia dei familiari, la procura di Torino aveva aperto un'indagine che si era conclusa con l'archiviazione del fascicolo, senza ravvisare responsabilità penali nella sorveglianza sanitaria. La Corte di Strasburgo, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Gianluca Vitale e Federico Milano, ha invece condannato lo Stato italiano per violazione del diritto alla vita e del divieto di trattamenti inumani e degradanti.Le ragioni della condannaSecondo i giudici europei, il rifiuto del cibo di Raddi era stato interpretato dalle autorità come una strategia manipolativa per ottenere misure alternative alla detenzione, nonostante le segnalazioni del garante dei detenuti. Le autorità, scrive la Corte, hanno omesso di accertare le reali ragioni dietro il suo rigetto, compreso un ricovero programmato: un'omissione che, per la Cedu, ha interrotto il nesso tra la morte del giovane, sopraggiunta dopo tre giorni di coma, e un'assistenza medica che non è stata "adeguata e sufficiente". I giudici hanno inoltre osservato che il “no” alle cure era stato occasionale e legato a periodi di isolamento, concludendo che le autorità non avevano fatto "tutto il ragionevolmente possibile, in buona fede e tempestivamente, per cercare di scongiurare l'esito mortale". Allo Stato è stato imposto il pagamento di 26mila euro alla famiglia per danni e spese legali."Avrei preferito che fossero condannate le persone singole, ma questa è una piccola vittoria e va bene così", ha detto Rosalia, la madre di Antonio, in un video diffuso dopo la sentenza. "Ora spero che Antonio riposi in pace. Ancora adesso io mi sento in colpa per non essere riuscita a salvarlo”. Per l'avvocato Gianluca Vitale, si tratta della "condanna a un intero sistema che ha fallito"; il presidente della Camera penale del Piemonte occidentale, Roberto Capra, ha invece criticato la difesa dello Stato italiano a Strasburgo, definendo "vergognosa e pure sbagliata" una questione procedurale sollevata dai legali del governo e respinta dalla Corte, e ha sottolineato la "caparbietà" con cui gli avvocati della famiglia hanno portato avanti il caso.Il dibattito sulle carceri piemontesiLa sentenza casca in un momento di confronti sulle criticità della detenzione in Piemonte: si discute delle condizioni degli istituti penitenziari, aggravate secondo il sindacato di polizia penitenziaria Osapp da "condizioni igienico-sanitarie incompatibili con gli standard di civiltà" nel carcere di Torino. La consigliera regionale di Avs Alice Ravinale ha commentato che "la morte di Antonio Raddi non è stata solo un errore individuale" ma "il segno di un sistema da cambiare radicalmente", annunciando un'interrogazione al presidente della Regione Alberto Cirio perché affronti la situazione delle carceri piemontesi, aggravata da oltre un mese di caldo estremo, e dichiari lo stato di emergenza regionale.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Morì dopo aver perso 25 kg in carcere a Torino, la Cedu condanna l'Italia per il caso di Antonio Raddi: "Assistenza inadeguata, lo Stato pagherà 26mila euro alla famiglia"
A dicembre 2019 era deceduto per deperimento, ma la procura aveva archiviato il caso. La Corte di Strasburgo ha stabilito che le autorità non avevano fatto tutt








