La Cedu, la Corte europea dei diritti dell'uomo, ha accolto un ricorso degli avvocati della famiglia di Antonio Raddi, morto in cella a 28 anni, stroncato da un'infezione polmonare, e ha condannato l'Italia per la violazione del diritto alla vita e del divieto di trattamenti inumani e degradanti.

Una sentenza che viaggia in direzione opposta rispetto alle conclusioni della giustizia ordinaria: la procura di Torino, già nel 2023, aveva chiesto e ottenuto dal tribunale l'archiviazione della pratica sostenendo che non era possibile ravvisare responsabilità nemmeno dal punto di vista della mancata sorveglianza sanitaria.

Quando lo portarono in carcere, a Torino, Antonio Raddi pesava 76 chili.

Nel giro di sette mesi ne perse 25.

Poi morì, il 30 dicembre 2019.