La condizione sanitaria era nota da anni. La necessità di cure riabilitative era stata indicata da medici, consulenti e magistrati. Eppure, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, lo Stato italiano non ha garantito a Francesco Pelle, detenuto paraplegico e condannato all’ergastolo per reati gravi, tra cui omicidio e strage, un trattamento medico adeguato alla sua condizione. La Prima Sezione della Cedu ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, quello che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. Il cuore della decisione non riguarda la legittimità della detenzione in sé, né la gravità dei reati per i quali Pelle è stato condannato. Il punto è un altro: anche chi si trova in carcere, anche chi sconta una pena durissima, deve ricevere cure compatibili con la propria condizione fisica. Per la Corte di Strasburgo, nel caso Pelle, questo obbligo non è stato rispettato.

Paraplegia, sedia a rotelle e fisioterapia permanente

Francesco Pelle, nato nel 1977, è detenuto nel carcere di Parma. È affetto da paraplegia agli arti inferiori e utilizza una sedia a rotelle. La sua condizione sanitaria era già stata valutata in passato dalla giustizia italiana. Nel 2009, la Corte d’assise di Locri aveva sostituito la detenzione con gli arresti domiciliari per motivi di salute, proprio per consentirgli di sottoporsi a fisioterapia. Due anni dopo, nel 2011, un consulente medico nominato dalla stessa Corte aveva concluso che lo stato di salute del detenuto era ancora incompatibile con il carcere, osservando che il sistema penitenziario non era in grado di assicurare i trattamenti fisioterapici necessari. Dopo un periodo di irreperibilità tra il 2019 e il 2021, Pelle era stato arrestato in Portogallo ed estradato in Italia. Da quel momento era passato attraverso diversi istituti penitenziari fino ad arrivare a Parma, dove è stato trasferito il 13 agosto 2022.