Lesioni personali e maltrattamenti da parte degli agenti di polizia, a cui si aggiungono le conseguenze della prescrizione, hanno condotto la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea che vieta la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. Con la pronuncia depositata il 5 giugno, nel caso Cioffi contro Italia (ricorso 17710/15), la Corte ha anche accertato che, dopo la condanna inflitta all’Italia con la sentenza Cestaro, malgrado l’adozione di nuove norme volte a prevedere la tortura come reato, il nostro Paese non è riuscito a punire i responsabili e non ha applicato sanzioni adeguate alla gravità dei fatti.
La vicenda
Il ricorso è stato presentato da un cittadino italiano che, nel 2001, partecipò a una manifestazione contro la globalizzazione a Napoli, durante la quale intervennero le forze dell’ordine. Mentre il ricorrente si trovava al pronto soccorso, fu prelevato da alcuni agenti e condotto in una stazione di polizia. Qui iniziarono i maltrattamenti, con passaggio da una sorta di corridoio in cui il ricorrente, all’epoca praticante legale, fu colpito con schiaffi e calci. «Trattamenti particolarmente odiosi», hanno precisato i giudici, che condussero all’apertura di un’inchiesta e a un procedimento penale che si è chiuso per prescrizione, a eccezione di due agenti che rinunciarono ad avvalersene.








