ROMA – Il 15 luglio 2020 Mario Paciolla, trentatreenne operatore delle Nazioni Unite, venne trovato morto nella sua casa di San Vicente de Caguán, un comune colombiano alle porte della foresta amazzonica. Mario lavorava dal 2018 in qualità di collaboratore della Missione di Verifica delle Nazioni Unite sull’attuazione degli accordi tra stato colombiano e le ex Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Tanto le autorità colombiane quanto quelle italiane hanno concluso le indagini dichiarando che si era trattato di suicidio.

“E' stato un suicidio”: la Procura di Roma aprì un’indagine per omicidio, poi archiviata. La Procura di Roma ha aperto un’indagine per omicidio e chiese poi l’archiviazione nel 2023, ma il giudice per le indagini preliminari (Gip) ne ordinò la prosecuzione; nel giugno 2025 è arrivata una nuova richiesta di archiviazione, accolta dal Gip. “Amnesty International Italia ha seguito da subito questa vicenda e sostiene la richiesta di verità e giustizia che i genitori Anna Motta e Pino Paciolla stanno portando avanti da allora, del tutto increduli all’ipotesi che il figlio si sia suicidato”, ha dichiarato Alba Bonetti, presidente di Amnesty Italia.

L’ipotesi del suicidio non risulta infatti compatibile con molti elementi. Ed è questo il motivo per il quale il 30 luglio 2025 è stato depositato in Senato un disegno di legge per chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (ddl 1604).