Tra Singapore, Malesia e Giappone, il colosso americano ha depennato dalla sua lista delle esportazioni oltre la metà delle aziende. Di nascosto, facevano arrivare i chip a Pechino. Le nuove ispezioni riflettono la stretta sull’IA voluta da Washington

Un dimezzamento, anche di più. La decisione di Nvidia di cancellare più della metà delle aziende a cui esportare i suoi strumenti fa rumore. La società ha eliminato entità che operavano tra Singapore, Malesia e Giappone. Il timore è sempre lo stesso: la Cina. O meglio, la paura che il know how del colosso americano venisse trasferito a Pechino tramite sotterfugi, senza il consenso necessario. Così l’azienda di Hensen Juang ha effettuato un test per vedere chi avesse i requisiti per continuare a ricevere materiale di intelligenza artificiale. A superarlo è stato meno del 50%, ma chi è stato respinto – parliamo soprattutto delle piattaforme cloud specializzate per far arrivare chip in Cina – potrà ripresentarsi dopo aver colmato le lacune.

A dare la notizia è il Financial Times, che sottolinea come la decisione rifletta il nuovo approccio degli Stati Uniti sulla tecnologia. Washington sta provando in tutti i modi a tappare i buchi per evitare che i suoi strumenti di intelligenza artificiale finiscano nelle mani sbagliate. Restringere l’export però non sembra sufficiente. A far arrivare quegli strumenti in Cina sono alcuni intermediari con sedi fuori dai confini della Repubblica popolare. Ed è lì che gli americani vogliono colpire.