di

Luca Bergamin

Nel profondo dell'Appennino settentrionale si trovano condizioni che permettono esperienze naturalistiche particolari come lo shinrin-yoku, il «bagno nella foresta» giapponese

Di fronte alla cascata del Rio Gorotta, si capisce subito perché Bedonia, il borgo in provincia di Parma che conta addirittura 72 frazioni distribuite su di una superficie di 170 chilometri quadrati e collegate da 280 km di strade, sia diventato la meta di chi vuole vivere davvero a contatto, addosso, stretto e abbracciato alla natura. In particolare ai faggi e agli abeti del Monte Penna laddove prospera una delle foreste più emozionati dell'Appennino settentrionale. Per questa sua predisposizione verso quello che adesso è conosciuto come Forest bathing ma che gli antichi chiamavano già biofilia, è stato anche tracciato, precisamente sui versanti del Monte Nero un sentiero specifico denominato cammino per lo shinrin-yoku giapponese lungo quattromila metri, con 150 metri di dislivello, in cui si attraversano dodici stazioni, passeggiando nell’alveo di torrenti e sfiorando le torbiere. Anche la Falesia di Selvola connette visceralmente al creato verde intorno al borgo: vie di arrampicata, sentieri silenziosi, altre cascatelle nate nel fitto della vegetazione fanno di questo panettone di roccia una meta imprescindibile durante i tre trekking nella Val Taro e Val Ceno, dove gli alberi di prugnolo sfoggiano forme e sembianze quasi umane tanto sono delicati i rami.