Dal 1975 l’Agenzia spaziale europea (Esa) attua, realizzandoli materialmente, i programmi spaziali per i suoi partner, ossia i singoli Stati del nostro continente, anche indipendentemente dalla loro adesione all’Unione europea, come nel caso di Norvegia, Regno Unito e Svizzera, attraverso uno schema di tipo convenzionale. Parimenti l’Esa, che resta un’organizzazione internazionale indipendente e che dunque non appartiene alla struttura amministrativa interna dell’Ue, collabora in modo stabile con Bruxelles dal 2004, tramite la formalizzazione del primo accordo quadro. La fruttuosa, duratura e stabile sinergia ha poi trovato anche riscontro istituzionale nei Trattati che regolano le funzioni e la funzionalità dell’Unione europea.A oggi, sia per motivi finanziari collegati al boom della Space economy, che delle ormai incancrenitesi turbolenze geopolitiche mondiali, scatenate dall’invasione russa dell’Ucraina, il dominio spaziale è considerato come irrinunciabile dalle maggiori potenze mondiali e, non di meno, dall’Unione europea. Tuttavia, la legittimazione di Bruxelles a operare nel settore spaziale, trova un limite proprio nei suoi Trattati dove, pur confermandosi la possibilità di una competenza centrale nell’elaborazione di una politica spaziale comune, viene espressamente esclusa la possibilità di qualsiasi armonizzazione, per cui gli Stati membri restano sostanzialmente liberi di fare le loro scelte.Malgrado tale limite normativo, nell’anno 2021 Parlamento e Consiglio, su proposta della Commissione, hanno emanato il regolamento che istituisce il programma spaziale dell’Unione e l’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale, mediante il quale sono stati disciplinati, per la prima volta in modo organico, quindi riorganizzati e integrati in un unico quadro strategico e finanziario, programmi storici come Galileo, Egnos e Copernicus, nonché la componente di Ssa (Space situational awareness) e Govsatcom per le comunicazioni governative sicure. Con una dotazione di circa 14,8 miliardi di euro, il regolamento ha quindi istituito l’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale (Euspa), conferendole il mandato di gestire lo sfruttamento operativo e finanziario delle infrastrutture spaziali, con riferimento al mercato unico. Anche in tal caso lo sviluppo tecnico dei programmi e delle infrastrutture spaziali, viene affidato all’Esa, così confermando ancora una volta il proficuo schema partecipativo.Ma nel 2025 la Commissione ha accelerato ulteriormente e, nel perseguire la dichiarata autonomia strategica e la supremazia spaziale dall’Unione ha proposto l’adozione del primo Space Act europeo. Tuttavia, proprio per superare i limiti di competenza nel settore spaziale sanciti dai Trattati, l’azione viene intitolata e rimandata all’armonizzazione del Mercato unico anche se, in molti casi, il campo di attività si interseca, se non si sovrappone addirittura, a settori strategici che dovrebbero essere di prerogativa nazionale.Non solo. Il regolamento prevederebbe anche un aggravio di costi ed oneri burocratici legati soprattutto ad esigenze di sostenibilità ambientale, con nuove certificazioni, autorizzazioni e controlli, in larga parte già disciplinati dai singoli Stati e realizzati tecnicamente dall’Esa. Di qui le critiche non solo delle imprese e degli Stati membri, ma anche di partner storici come gli Usa che, già con prima nota del trascorso novembre, esprimono senza giri di parole “profonda preoccupazione” per i connessi oneri normativi rivolti ai fornitori statunitensi, bollati come inaccettabili barriere non tariffarie e così capaci di minare le collaborazioni transatlantiche, nei più importanti e cruciali settori spaziali, nonché la stessa cooperazione con l’Agenzia spaziale europea.In un quadro già abbastanza complesso e turbolento, dove soprattutto le spinte della Commissione tendono a rimettere in gioco gli assetti di governance con ripercussioni internazionali, nell’aprile 2026 la presidente Ursula von der Leyenha alzato ancora di più la posta in gioco, proponendo la bozza di un nuovo regolamento che, tra l’altro, concederebbe a Euspa uno statuto autonomo e nuovi campi di azione, aumentando ancor di più le potenziali conflittualità di competenza con i singoli stati dell’Unione e, per la parte tecnica, con Esa.Anche la posizione dell’Agenzia spaziale europea non si è fatta attendere e, nel solco tracciato del Direttore Generale Josef Aschbacher, il giurista Marco Ferrazzani, oggi Direttore delle Risorse e dei Servizi e Membro del Comitato Esecutivo dell’Agenzia Spaziale Europea, rimarca come: «L’autonomia e l’indipendenza dell’Esa rappresentano un valore aggiunto alla storica collaborazione, che conferma la consapevolezza di essere partner naturale dell’Unione europea, avendo sviluppato una competenza tecnica e una sinergia di programmi europei sia in Esa che in Ue, anche con i singoli Stati che sottoscrivono questo parallelismo. Pur riconoscendo il primato politico della Ue, l’Esa rimane un meccanismo virtuoso, unico e prezioso per lo sviluppo industriale delle nuove imprese ed operatori della Space economy».Pur sottolineando quindi il massimo rispetto e la condivisione per il perseguimento delle visioni europeistiche, viene indicata in particolare la necessità di ben delimitare le competenze rispettive di Esa e di Euspa, per evitare sia il travalicamento delle competenze nazionali, sia la duplicazione delle attività tecniche dell’Esa, consolidatesi in oltre cinquant’anni di esperienza.Malgrado dunque il grande sforzo della Commissione per gestire al meglio la competenza spaziale sul piano europeo, soprattutto per realizzare la prefissata autonomia strategica e tecnologica nell’interesse collettivo, l’Unione paga anche stavolta quella mancata adozione di una costituzione di tipo federale, naufragata a Roma nel 2004, rendendola spesso prigioniera del meccanismo dell’unanimità in merito alle scelte di politica estera o, come in questo caso, dei vincoli specifici come quello imposto per il settore spaziale.Anche se i tempi sembrano ancora non del tutto maturi, quello dello Spazio potrebbe rappresentare però uno snodo cruciale attraverso il quale la Commissione, il Consiglio ed il Parlamento europeo, potrebbero dare nuova linfa all’intero sistema e così raggiungere un ulteriore e più alto livello di autodeterminazione dell’Unione, poiché è innegabile che solo attraverso un’azione unica e condivisa, si può restare in corsa per le sfide di un domani che si sta avverando sempre più velocemente. Di certo, tutto ciò di cui non abbiamo bisogno, resta sempre collegato alla necessità di scongiurare eccessi di burocrazia e non di meno evitare assolutamente di duplicare le competenze tecniche dell’Esa, che vanno invece utilizzate come un dono prezioso nato da anni di straordinaria collaborazione, nell’attesa di potenziare strutturalmente e definitivamente l’intero apparato dell’Unione europea.
Esa o Unione sfida aperta nello spazio
La Commissione punta a rafforzare la propria autonomia strategica con un nuovo Space Act e uno statuto rinnovato per Euspa. Il rischio, però, è la sovrapposizio










