Quale futuro per famiglie e imprese?
Roma, 14 lug. (askanews) – “Non condividiamo la scelta della Bce di alzare i tassi: significa erodere la ricchezza reale e il potere d’acquisto di famiglie e imprese. A pagare il conto è soprattutto la classe media, che per noi resta un segmento di riferimento fondamentale per la produttività e la ricchezza del Paese. Indebolirla è un errore fatale. La stretta pesa anche sull’indebitamento delle Pmi, di cui l’Italia è particolarmente ricca rispetto al resto d’Europa. Gli Stati Uniti, in una situazione analoga, non hanno preso una decisione così restrittiva: l’Ue poteva e doveva essere più prudente.
La nostra priorità restano le piccole e medie imprese, da sempre l’ossatura del Paese. La capacità del governo di sostenerle è evidente: abbiamo aiutato famiglie e imprese ad affrontare il caro energia, i dati sull’occupazione sono positivi, abbiamo tagliato il cuneo fiscale e rilanciato fringe benefit e voucher sociali, nel tentativo di migliorare il clima tra datori di lavoro e dipendenti. Le imprese vanno sostenute perché sono il motore dell’occupazione”.
Lo ha dichiarato Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia in commissione a Montecitorio, nel corso del Cnpr forum “La BCE aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Secondo Maria Cecilia Guerra, parlamentare del Partito Democratico in commissione Bilancio della Camera dei deputati, “la BCE da un punto di vista tecnico ha agito con prudenza perché la variazione dei tassi è stata proprio minima. Guardando la situazione economica la scelta è stata guidata dalla considerazione che, se da un lato l’inflazione deriva dall’aumento dei costi energetici, bisogna monitorare l’inflazione interna specie per ciò che attiene i costi dei servizi. Era dunque una scelta obbligata quella di alzare i tassi. Le altre banche centrali hanno messo in campo aumenti molto più significativi rispetto all’Europa. Gli effetti sulle famiglie sono per noi molto importanti. Il rallentamento dei consumi ha preceduto quello dei tassi perché l’inflazione colpisce soprattutto le famiglie più povere, quelle che hanno un paniere vincolato. Le banche guardano molto al merito di credito con tassi più elevati per i soggetti considerati a rischio, e si registra un rallentamento soprattutto dei consumi non assistiti da una garanzia statale. La forte compressione dei salari, che in Italia sono ancora 9 punti sotto il livello del periodo pre-pandemico, è motivo di ulteriore preoccupazione”.








