I colloqui tra Israele e Libano arrivano a Roma mentre la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran rischia di travolgere uno dei pochi canali diplomatici ancora aperti nella regione. Come osserva l’analista Giuseppe Dentice (Osmed), il rischio è che le tensioni si saldino in un’unica crisi sistemica, rendendo ancora più fragile ogni tentativo di mediazione. L’Italia prova a impedire che le crisi del Golfo e del Levante convergano in un unico fronte
“Il fatto che si svolgano a Roma i negoziati è molto importante e dimostra quanto l’Italia sia protagonista per un’azione di pace in Medio Oriente”. Con queste parole il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivendicato il ruolo italiano alla vigilia del nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, in programma il 14 e 15 luglio nella capitale.
Parlando a Bruxelles, a margine del Consiglio Affari Esteri, Tajani ha spiegato di aver appena parlato con i negoziatori israeliano e libanese per incoraggiarli a raggiungere un accordo. Una condizione complicata dalla riapertura di fatto dello scontro armato tra Stati Uniti e Israele. ”È importante continuare a lavorare perché si possa raggiungere veramente un cessate il fuoco e poi per arrivare alla pace in Libano”, ha detto il ministro, ricordando di aver offerto la disponibilità italiana al presidente libanese Joseph Aoun, al presidente del Parlamento Nabih Berri e al primo ministro Nawaf Salam.














