Si terrà a Roma il 15 e il 16 luglio il sesto ciclo di negoziati diretti tra Libano e Israele, a differenza dei cinque precedenti ospitati a Washington. A rilanciare l’annuncio in Italia, in seconda battuta dopo l’ambasciatore israeliano negli Stati uniti Leiter Yechiel, un entusiasta Antonio Tajani, che vede la cosa «con grande favore», in un clima di battibecchi e tensioni tra il governo italiano e quello statunitense.
IL 14 APRILE SCORSO, durante una sua visita ufficiale in Libano, il ministro degli Esteri aveva innervosito Tel Aviv quando, rispondendo al manifesto, aveva definito «inaccettabili gli attacchi israeliani contro la popolazione civile» dell’8 aprile, giorno in cui l’aviazione israeliana aveva compiuto in dieci minuti oltre cento attacchi, di cui sette in pieno centro a Beirut, uccidendo circa 300 persone. In quell’occasione il governo israeliano aveva richiamato all’ordine Roma e convocato l’ambasciatore italiano Luca Ferrari.
Tema dell’incontro saranno i 14 punti dell’accordo quadro siglato il 26 giugno scorso, rifiutato in blocco da Hezbollah e sul quale si è espressa in maniera critica gran parte della classe politica libanese, anche chi è sempre stato a favore del disarmo di Hezbollah. Come il leader druso Jumblatt, che ieri ha ribadito che l’accordo è «unilaterale e imposto da Israele».










