Roma, 14 lug. (askanews) – Doccia fredda sull’amministrazione capitolina, che puntava a approvare il prima possibile la delibera contenente le nuove Norme tecniche attuative del Piano regolatore, al vaglio dalla seduta odierna dell’Assemblea Capitolina. Con tre pagine di nota tecnica, firmata dal direttore della Direzione Regionale Urbanistica Emanuele Calcagni, la Regione Lazio le ha chiesto di “ trasmettere senza indugio a questa Direzione il testo normativo risultante dalle controdeduzioni, unitamente agli elaborati che ne danno conto, ai fini della rinnovazione della verifica, prescritta dall’art. 9, comma 63, della L.R. n. 19/2022, nell’ambito della quale sarà altresì valutata la sussistenza delle condizioni per l’obbligatoria ripubblicazione della variante”. Ma anche di “astenersi, nelle more, da ogni determinazione conclusiva del procedimento”.

Nel testo a disposizione di Askanews si legge che la Regione dice di aver appreso che l’amministrazione capitolina sta procedendo “senza aver svolto alcun rinnovato adempimento partecipativo e senza aver effettuato l’obbligatorio procedimento di verifica regionale” prescritto dalla legge regionale 23 novembre 2022, n. 19. con una nota precedente del marzo 2025 la direzione regionale dice di aver già avvertito il Campidoglio che “l’introduzione di variazioni alle norme adottate che possano determinare la modifica delle caratteristiche essenziali dello strumento urbanistico generale o dei relativi criteri di impostazione comporta la necessità di riproporre la variante all’accertamento regionale”. Secondo la Regione Lazio, il testo oggi in Aula “differisce in misura estesa e diffusa da quello adottato con la Dac n. 169/2024 e a suo tempo trasmesso a questa Direzione, per effetto sia del recepimento di osservazioni accolte o parzialmente accolte, sia di numerosissime osservazioni d’ufficio (che si sostanziano in ripensamenti di codesta amministrazione sul contenuto della variante), queste ultime neppure riconducibili all’apporto partecipativo dei soggetti interessati”. IL nuovo passaggio in Regione, prima dell’approvazione finale, sarebbe, così, determinato da il dato stesso, obiettivo e incontestabile, della sopravvenuta difformità tra il testo verificato e il testo che si intende approvare”.