Quando il termometro sale, quando l'acqua invade le strade di Kibera e Mathare, sono le madri e le vicine di casa a proteggere i bambini e a rimettere in piedi i quartieri

In queste giornate in cui il termometro sfiora i quaranta gradi e l’aria delle città diventa irrespirabile, la ricerca di un condizionatore o di un po’ d’ombra ci sembra l’unica priorità. Eppure, c’è chi subisce il caldo torrido che caratterizza questa estate in modo molto più violento di quanto possiamo immaginare. C’è chi non sa nemmeno cosa sia un rifugio climatico o un condizionatore. Succede, per esempio, a migliaia di chilometri di distanza da noi, nelle baraccopoli di Nairobi. Qui, la morsa della temperatura è una gabbia di lamiera rovente e quando la canicola finalmente si spezza, ecco arrivare piogge devastanti che sommergono tutto. In questo scenario estremo, dove i servizi pubblici essenziali sono completamente assenti, la sopravvivenza dipende solo dal lavoro delle donne.

Clima estremo: a Nairobi, ci pensano le donne

A rivelarlo, un’indagine della rivista scientifica PLOS Climate, la Public Library of Science Climate, condotta su 144 residenti di Kibera e Mathare, i due più grandi insediamenti della capitale keniota, dalla quale emerge che a tenere in piedi intere comunità durante le crisi ambientali sono le donne.